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LE RADICI NASCOSTE DELLA VIOLENZA

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Il fatto che ho letto su Corriere della Sera mi ha colpito tantissimo e mi ha fatto anche molta paura. È successo a scuola, un posto che per noi ragazzi è molto importante, perché è dove passiamo gran parte della giornata. A scuola non andiamo solo per studiare, ma anche per stare con i nostri amici, parlare, ridere e crescere insieme. Proprio per questo motivo, pensare che possa succedere una cosa così grave in un luogo che dovrebbe essere sicuro è davvero inquietante. Nell’articolo si raccontava di un ragazzo di 13 anni, quindi della nostra età, che ha ferito la sua professoressa con un coltello. Questa cosa mi ha fatto riflettere molto, perché non si tratta di una persona lontana da noi, ma di qualcuno che potrebbe essere un nostro compagno di classe. Da quello che si è capito, sembrava un ragazzo normale, senza comportamenti particolari che facessero pensare a un gesto così violento. Ed è proprio questo che spaventa di più: il fatto che a volte non si riesca a capire cosa una persona ha dentro. Secondo me, questo episodio dimostra che noi ragazzi possiamo provare emozioni molto forti, come rabbia, tristezza o frustrazione, anche se all’esterno non si vede. A volte possiamo sentirci soli, non capiti o esclusi. Magari abbiamo problemi a casa, difficoltà a scuola oppure ci sentiamo sotto pressione. Però non sempre riusciamo a parlarne con qualcuno, perché ci vergogniamo o pensiamo che gli altri non ci possano capire davvero. Così finiamo per tenere tutto dentro, e queste emozioni diventano sempre più grandi e difficili da controllare. Un altro aspetto importante è la solitudine. Anche se siamo circondati da tanti compagni, possiamo sentirci soli lo stesso. Può succedere che nessuno si accorga che stiamo male oppure che nessuno ci chieda come stiamo davvero. In realtà basterebbe poco per aiutare qualcuno: un sorriso, una parola gentile, un invito a partecipare a un gioco o a un lavoro di gruppo. Sono gesti semplici, ma possono fare una grande differenza e far sentire una persona meno sola. Per questo penso che la scuola non dovrebbe essere solo un posto dove si studiano le materie e si prendono voti. Dovrebbe essere anche un ambiente dove impariamo a rispettarci, ad ascoltarci e ad aiutarci a vicenda. Gli insegnanti e i genitori hanno un ruolo molto importante, perché dovrebbero cercare di capire meglio cosa proviamo e non ignorare i segnali di disagio, anche quelli più piccoli. A volte basta fare una domanda o prestare più attenzione per accorgersi che qualcuno ha bisogno di aiuto. Anche noi ragazzi, però, possiamo fare la nostra parte. Possiamo cercare di essere più gentili, di non escludere gli altri e di aiutare chi sembra in difficoltà. Non servono grandi gesti: anche solo stare vicino a qualcuno o ascoltarlo può essere molto importante.Per evitare che succedano episodi così gravi, non basta mettere più controlli o telecamere nelle scuole. Queste cose possono essere utili, ma non risolvono il problema alla base. La cosa più importante è la prevenzione, cioè cercare di capire prima se qualcuno sta male e aiutarlo a parlare delle sue emozioni. Bisogna creare un ambiente in cui nessuno si senta giudicato e in cui sia normale chiedere aiuto. In conclusione, questo episodio mi ha fatto capire quanto sia importante ascoltare gli altri e non sottovalutare mai i loro sentimenti. Anche un piccolo gesto, come chiedere “come stai?”, può aiutare tanto. Se impariamo a essere più attenti e disponibili, possiamo contribuire a rendere la scuola un posto migliore e più sicuro per tutti.

 

Matilda Maffezzoni

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