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TRA SCIENZA E SPORT

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“Quando diciamo lavoro”, spesso si pensa a un obbligo o a una necessità. Per me, invece, il lavoro rappresenta un progetto di vita che unisce passione e utilità sociale. Il mio obiettivo è diventare medico dello sport. La scelta di frequentare il Liceo Scientifico a indirizzo sportivo è il primo passo di un percorso che vorrei continuare con la Facoltà di Medicina e poi con la specializzazione. Questo sogno nasce anche dalla mia esperienza personale: pratico calcio a livello agonistico e gioco in un campionato regionale. Vivere ogni giorno lo spogliatoio, gli allenamenti e la pressione delle partite mi ha fatto capire quanto sia importante il medico, non solo quando avviene un infortunio, ma come figura di riferimento costante per la salute dell’atleta. Ho scelto questa professione perché penso che il medico dello sport sia il “custode del movimento”. Oggi molte persone conducono una vita sedentaria e questo può causare diversi problemi di salute. Il medico sportivo non si occupa solo di atleti professionisti, ma aiuta tutte le persone a stare meglio grazie all’attività fisica. Questo lavoro unisce medicina e sport e ha come obiettivo principale la prevenzione e la promozione di uno stile di vita sano.Oggi il medico dello sport non è più solo “il medico dei campioni”, ma un professionista che lavora in diversi ambiti. Il suo compito è collegare la medicina allo studio del movimento umano.Il primo ambito riguarda la tutela della salute e il rilascio dell’idoneità sportiva. Questa visita non è solo una formalità, ma un controllo importante per verificare che una persona possa praticare sport in sicurezza. Attraverso esami come l’elettrocardiogramma e altri test, il medico può individuare problemi nascosti e prevenire situazioni gravi, come la morte improvvisa nello sport.Un secondo ambito è quello degli infortuni e della riabilitazione. Durante l’attività sportiva, soprattutto nel calcio, gli infortuni sono frequenti. Il medico dello sport deve capire subito il tipo di problema e seguire l’atleta nel recupero, collaborando con fisioterapisti e preparatori per permettere un ritorno in campo sicuro.Il terzo ambito riguarda la valutazione della condizione fisica e il miglioramento della prestazione. Il medico aiuta l’atleta a conoscersi meglio, consigliando allenamenti adeguati, alimentazione corretta e tempi di recupero, sempre nel rispetto della salute.Infine, oggi il medico dello sport ha un ruolo molto importante nella prevenzione. Sempre più spesso l’attività fisica viene utilizzata come una vera e propria terapia per prevenire o migliorare malattie come obesità, diabete e ipertensione. In questo modo, lo sport diventa uno strumento fondamentale per il benessere di tutta la comunità.Scegliere questa professione significa lavorare in contesti molto diversi: dallo studio medico al campo da gioco. Oggi il modo di capire il corpo umano in movimento è molto cambiato. Non si tratta solo di nuove tecnologie, ma anche di un vero cambiamento nel modo di pensare: siamo passati dal "curare" l’infortunio al "prendere cura" della salute prima che ci siano problemi.Ma per capire bene chi è il medico dello sport oggi, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di migliaia di anni. Anche se oggi pensiamo che sia una professione moderna, in realtà le sue origini sono antichissime e risalgono al periodo ellenico e romano. Già allora i grandi medici avevano capito che muoversi era fondamentale per stare bene. Il più famoso di tutti, Ippocrate, che è vissuto tra il 460 e il 377 a.C., diceva “se potessimo dare ad ogni individuo la giusta quantità di nutrimento e di esercizio fisico, né troppo né poco, avremmo trovato la giusta strada per la salute”.Sempre in quel periodo si iniziò a parlare di ginnastica: si pensa che questa pratica sia nata addirittura durante la guerra di Troia, per poi essere introdotta nelle manifestazioni pubbliche e religiose con il nome di "atletica". Proprio perché lo sport stava diventando così importante, si capì che gli atleti delle Olimpiadi o i gladiatori romani che combattevano nelle arene avevano bisogno di un controllo speciale, perché il loro corpo veniva spinto al massimo. Anche Galeno, un altro medico dell'antichità, studiava come lo sport e il cibo fossero collegati. Lui portò avanti un'idea molto importante che ho trovato studiando le origini di questo lavoro: spiegò che la ginnastica fa parte della salute quotidiana (l'igiene) e scrisse che “il giudizio su questa arte (ginnastica) attiene al potere curativo che spetta al medico”.Dopo l'epoca antica, durante il Medioevo, ci fu una lunga parentesi in cui queste idee vennero un po' messe da parte. Tutto però cambiò con il Rinascimento, quando rifiorì l’interesse per la medicina greca, l’esercizio fisico, la ginnastica e, di conseguenza, per la medicina applicata a queste attività.Il vero protagonista di questa rinascita fu Girolamo Mercuriale (1530-1606), un famoso professore che insegnò a Padova. Nel 1569 scrisse un'opera in sette libri che oggi può essere considerata come il primo trattato di medicina sportiva della storia. In questi testi, Mercuriale conferma che “la ginnastica giova alla salute... la giusta miscela di comportamenti corretti può prolungare lo stato di benessere delle persone”.Arrivando alla seconda metà dell’Ottocento, lo studio dello sport fece un altro balzo in avanti. In questo periodo l'atleta iniziò a essere considerato un prezioso elemento di indagine per conoscere meglio come funziona l'organismo durante il lavoro muscolare: nacque così la fisiologia dell’esercizio fisico. Uno dei personaggi più importanti fu Angelo Mosso (1846-1910), un medico e ricercatore che sosteneva che l'uomo deve formarsi tutto intero: fisicamente, moralmente e intellettualmente. Grazie a lui, si ottenne una riforma storica: l’introduzione dell’educazione fisica nelle scuole.Sempre a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, ci fu un progressivo sviluppo di esperienze da parte dei fisiologi che studiarono sempre più da vicino gli esercizi sportivi.Grazie alla battaglia condotta da Cassinis (considerato il padre della medicina sportiva italiana) per rendere obbligatorie le visite mediche per gli atleti, il CONI istituì nel novembre del 1929 la Federazione Italiana Medici degli Sportivi. Da quel momento divenne obbligatorio per le società sportive avere un medico dello sport al proprio interno e nacque a Bologna il primo istituto dedicato. Infine, nel 1957 a Milano, è stata istituita la prima Scuola Universitaria di Specializzazione in Medicina dello Sport al mondo.Se pensiamo agli anni '60 e '70, il medico era quindi già una figura importantissima ma il suo lavoro nella pratica era soprattutto reattivo: interveniva quando un atleta si faceva male; il suo compito principale era gestire le emergenze in campo e controllare se il corpo era pronto allo sforzo (non aveva ancora a disposizione strumenti come l'ecografia o la risonanza magnetica). L’obiettivo principale era riparare ciò che si era rotto per permettere all’atleta di tornare a gareggiare il prima possibile.Oggi siamo nell’era che possiamo definire proattiva: il medico dello sport accompagna l’atleta costantemente. Grazie alla tecnologia e agli strumenti portatili, come l’ecografia che si può fare direttamente a bordo campo o in studio, il tempo tra l’infortunio e la diagnosi è quasi zero. Il medico non aspetta più che succeda qualcosa, ma cerca di prevederlo studiando i movimenti e il carico di allenamento dell’atleta. La Medicina dello Sport è diventata a tutti gli effetti una medicina preventiva. Parla anche di alimentazione, sonno e stile di vita sano, usando lo sport come una vera medicina per tutti. Questa evoluzione ha portato a due obiettivi principali che ogni medico dello sport deve seguire: la prevenzione e la lotta al doping.Proprio perché oggi vogliamo che lo sport sia sinonimo di salute, la lotta al doping è diventata una parte centrale di questa professione. Non si tratta solo di rispettare le regole delle gare, ma di proteggere il corpo degli atleti da sostanze pericolose che potrebbero rovinarlo per sempre. Un bravo medico dello sport è come una guida che aiuta gli atleti a raggiungere il massimo delle prestazioni restando puliti e sani.Guardando ai prossimi vent’anni, la professione diventerà ancora più interessante. Quando sarò io a indossare il camice, la medicina dello sport entrerà nell’era predittiva. Immagino un futuro in cui la tecnologia non sostituirà il medico, ma lo aiuterà a fare meglio il suo lavoro. Grazie allo studio del DNA dell’atleta, potremo capire in anticipo quali sono i suoi punti deboli e creare programmi di allenamento su misura per evitare infortuni muscolari o ai tendini.L’Intelligenza Artificiale e i sensori che si possono indossare, ormai invisibili e integrati nelle divise, invieranno dati in tempo reale. Il medico potrà leggerli e dire all’atleta: “Oggi fermati, perché tra due giorni rischi uno strappo”. Sarà una medicina precisa, dove la telemedicina permetterà di seguire un atleta anche a distanza come se fosse in studio. Passare dal "riparare" all'"anticipare" è, secondo me, la più grande rivoluzione che questa professione potrà portare alla società del futuro. Per capire se il mio sogno di diventare medico dello sport può trovare spazio nella realtà, ho deciso di usare dati reali. Ho studiato le statistiche dell’Istat sulla pratica sportiva e i report della FMSI (Federazione Medico Sportiva Italiana) per capire quali siano i bisogni delle persone e quante possibilità ci siano di lavoro nel mio territorio.Il primo dato importante riguarda quante persone in Italia praticano sport o attività fisica. Si nota che sempre più italiani si stanno rendendo conto di quanto sia importante muoversi per restare in salute. Questo significa che ci sarà sempre più bisogno di medici dello sport, non solo per gli atleti professionisti, ma anche per chi fa sport a livello amatoriale o vuole mantenersi in forma.I dati confermano che il 65% della popolazione potrebbe avere bisogno della medicina dello sport.Ma non è solo una questione di numeri: anche la sicurezza è importante. I dati della FMSI mostrano che le visite mediche preventive riducono molto i rischi durante lo sport.Le visite mediche inoltre hanno salvato molte vite e hanno reso lo sport molto più sicuro.Guardando al mio territorio, cioè Mantova, Cremona, Parma e Brescia, si nota un grande numero di società sportive e centri medici. Questo significa che ci sono buone opportunità di lavoro per un medico dello sport.Parma e Brescia offrono maggiori opportunità nei centri specializzati e nella ricerca, mentre Cremona e Mantova sono più legate alla tutela della salute dei giovani e dello sport dilettantistico. Questo significa che, in futuro, io potrò scegliere tra diverse strade lavorative anche restando vicino a casa.Questa situazione locale si inserisce anche in un contesto nazionale molto positivo e in crescita. Oggi il Ministero della Salute e il CONI stanno promuovendo lo sport come un modo per prevenire le malattie. È un cambiamento molto importante: lo Stato si è accorto che è più utile e meno costoso aiutare le persone a fare movimento che curarle quando stanno male. Tutto ciò farà aumentare la richiesta di medici dello sport, sia nel settore privato che negli ospedali e nelle ASL. In futuro, il medico dello sport sarà sempre più coinvolto anche nella cura di malattie come il diabete o problemi legati al peso, diventando il professionista che “prescrive” salute attraverso l’attività fisica.Per confrontare le mie aspettative con la realtà quotidiana di chi esercita questa professione, ho avuto il piacere di intervistare il Dott. Francesco Volta, medico chirurgo specialista in Medicina dello Sport che opera nel territorio di Mantova.Quali sono le attività principali che impegnano la sua giornata tipo? Si occupa di visite di idoneità, traumatologia o consulenza nutrizionale? «Oggi mi occupo quasi esclusivamente di visite di idoneità. È quello che ho fatto fondamentalmente per tutta la carriera, anche se all'inizio ho seguito come medico sociale squadre di alto livello, come la pallavolo in serie A1, il famoso Burro Virgilio»Quanto conta oggi la tecnologia nella diagnosi e nel monitoraggio dell'atleta rispetto a quando ha iniziato? «Moltissimo, è fondamentale. Quando ho iniziato io, certe cose erano impensabili: per i problemi ortopedici si guardava solo come uno camminava o si piegava. Oggi ci sono gli ingegneri delle scarpe e sistemi elettronici che valutano il passo e il bilanciamento. Esistono programmi che calcolano come dovresti muoverti o addirittura come dovresti dormire. Adesso l'applicazione dell'intelligenza artificiale a queste strumentazioni è fondamentale e tu, nella tua epoca, sarai proprio quello che userà tutte queste novità» Come è cambiato il rapporto tra medico e atleti negli ultimi 10-15 anni? «Dipende dallo sport. Nel calcio, secondo me, è cambiato poco: il calciatore deve essere sempre "coccolato" e il dottore è spesso criticato. In altri campi, come l'atletica leggera, il rapporto è cambiato molto. Tu hai per caso sentito parlare di caso Schwazer? Marciatore? Per esempio questo marciatore ha rischiato di vincere più Olimpiadi grazie al fatto che un medico l'ha allenato, un medico molto bravo l'ha allenato con dei metodi molto semplici ma quel medico lì era uno che la sapeva più lunga degli altri e quindi l'ha portato a condizioni di preparazione tali che durante anche le banali prove batteva i record mondiali. Purtroppo gli hanno impedito di fare una terza Olimpiade e in questo caso avrebbe fatto il record olimpico. Quindi il rapporto cambia molto a seconda della disciplina.»Secondo Lei come trasformeranno l'intelligenza artificiale e la telemedicina il lavoro del medico tra 20 anni? «Il medico non lavorerà più da solo: per vincere e migliorare servirà un team. Il medico continuerà a perfezionarsi nella medicina, ma dovrà collaborare con ingegneri, bioingegneri e informatici. È difficile che un medico sappia tutto di informatica, quindi ognuno dovrà mettere il meglio della propria specialità per raggiungere l'obiettivo.»Nel nostro territorio c'è molta richiesta di medici sportivi? Quali sono i settori più attivi tra professionismo, centri privati o sanità pubblica? «Allora, teoricamente c'è molta richiesta perché non ci sono abbastanza specialisti in giro. Come forse avrai studiato, i medici non si possono formare "a caso": c'è una legge che prevede un numero limitato di posti per la specializzazione, deciso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Siccome questa disciplina è sempre stata considerata un po' una "Cenerentola" rispetto a chirurgia o cardiologia, i posti disponibili sono sempre stati molto pochi. Anche se tutti prendessero il diploma, il numero sarebbe comunque basso rispetto a quanti sportivi ci sono in Italia. Poi qui da noi, purtroppo, io e altri colleghi stiamo andando in pensione e non ci sono rimpiazzi pronti; spesso i medici vengono "pescati" da sedi universitarie come Verona o Brescia. Per quanto riguarda invece il lavoro con le squadre o le organizzazioni sportive, la richiesta è più difficile da prevedere: dipende molto dal presidente di turno o dal mister, che magari decide di fare senza dottori o chiama solo i suoi amici. Statisticamente, però, i medici sportivi italiani sono pochi, tanto che i grossi club a volte vanno a prendere professionisti dall'estero. Quindi, per te ci sarà sicuramente possibilità di occupazione, basta fare tutti gli esami e diplomarsi!»Quali competenze servono per intraprendere questa carriera? «Le competenze variano molto in base al settore in cui deciderai di applicarti. Se sceglierai l'attività di certificazione, dovrai conoscere la medicina, la legge e avere buone doti di relazione con le persone. Ma le strade sono tante: per occuparsi di antidoping, ad esempio, bisogna studiare chimica, biochimica e passare molto tempo in laboratorio a "guardare nel vetrino", oltre a conoscere lingue come l'inglese o il russo. Ci sono poi i ricercatori che magari non vedono mai un atleta, ma collaborano con aziende come la Nike per progettare scarpe superiori che ti facciano "saltare come un cammello". Pensa anche al caso di Pistorius e alle sue famose "molle": dietro quelle protesi non c'erano solo ingegneri, ma medici e fisiologi che le hanno progettate apposta per la corsa. Inoltre, servono competenze specifiche se deciderai di dedicarti al mondo della disabilità e dei Paralimpici. Far giocare a basket degli atleti in carrozzina non è come una partita normale: bisogna conoscere i limiti fisiologici di chi non può usare le gambe, perché gli sforzi sono diversi. Infine, c'è persino chi si occupa solo di statistica, analizzando i numeri dei record per suggerire agli allenatori i metodi migliori. Insomma, è una professione che ti permette di spaziare in tantissimi ambiti diversi.» Ha un ricordo particolare della sua carriera, della sua esperienza? «Sì. Non so se si può dire, però quando facevo il cosiddetto medico sociale della pallavolo in serie A1, il massimo che si poteva immaginare... Da lì pescavano anche i giocatori per la Nazionale. Erano persone che in parte erano professionisti, ma qualcuno aveva anche un lavoro normale e poi alla sera andava ad allenarsi e faceva le partite. All'epoca c'erano già tutte le regole di buona pratica per l'alimentazione, perché quella dello sportivo non è come quella di una persona normale. Un giorno siamo arrivati con due ore di anticipo al palazzetto per la partita; la regola era trovarsi mezz'ora prima nello spogliatoio per fare tutti i vari "amuleti" e poi andare in campo. A 35 minuti dall'inizio, quando siamo tutti pronti, mancano due persone: due dei titolari. Siamo andati a cercarli e li abbiamo trovati al bar del palazzetto che si trangugiavano un paninazzo con il würstel e mezzo boccale di birra, proprio prima della partita. Gente da Nazionale! Sono rimasto sconvolto. E la cosa incredibile è che hanno giocato al meglio delle loro capacità. Quindi questo alla faccia di quello che dicono le regole... ci ho assistito personalmente, non ci credevo!»Per concludere, che consiglio mi darebbe per il mio futuro? «Beh, intanto, visto che ce l'hai in mente, tieni coltivato questo ideale. Il mio consiglio è di starci dietro già adesso: non leggere solo lo sport "spicciolo" sui giornali, ma fatti un’idea di quello che è l’orientamento generale della medicina dello sport. Oggi ci sono tantissimi contenuti, ad esempio su YouTube: tieniti allenato su questo argomento. Ricordati che dovrai fare medicina e poi la specializzazione; a quel punto dovrai "super-specializzarti", perché non sarà possibile fare tutto, dovrai scegliere un solo filone. Per questo, stai attento a tutto quello che succede nel mondo sportivo, come ad esempio le Olimpiadi Invernali: guarda cosa c'è dietro e quali sono le discussioni in corso. Poi, magari, scoprirai cammin facendo che è meglio fare altro. Se resterai in ambito medico, ti suggerisco come alternative l'oculista o l'otorinolaringoiatra: sono lavori che puoi fare facilmente in ambulatorio in tutto il mondo. Non ti dico il cardiologo perché ci saranno i "robottini" che ti porteranno via il terreno lavorativo... E, soprattutto, il consiglio è: studiare, studiare, studiare!»Conclusioni: oltre il fischio finaleTutto quello che ho scritto in questo elaborato nasce dall’emozione che provo ogni volta che scendo in campo: la gioia di correre e la voglia di lottare per vincere la partita. Ma proprio giocando ho capito che lo sport è un tesoro prezioso che va protetto. Se all’inizio pensavo che diventare medico dello sport fosse solo un modo di restare in questo mondo, oggi ho capito che è una vera missione. Il mio lavoro del futuro non sarà fatto solo di macchinari o certificati, ma sarò io quello che dovrà dire a un compagno di squadra se può tornare a correre o quello che, con un controllo fatto bene, gli salverà la vita senza che lui nemmeno lo sappia. Per me, essere un medico significa essere “l’uomo-assist della vita”: il medico non segna il gol, non scende in campo a gareggiare, ma mette l’atleta nelle condizioni migliori per farlo, proteggendolo. So che la strada sarà lunga e che dovrò studiare tantissimo, ma la grinta che metto oggi in ogni contrasto o in ogni scatto la userò sui libri e in laboratorio. Il mio campionato più importante non finisce qui, anzi è appena cominciato. E non vedo l’ora di vincerlo, un passo alla volta, per fare in modo che lo sport sia sempre e solo un’emozione bellissima, per tutti. 

Leonardo Melon

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