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L’ESSENZA DELLA PAROLA

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C'è una scintilla che si accende dentro di me ogni volta che mi immergo in una nuova storia. Da sempre, mi faccio domande sul mondo che scorre dinanzi ai miei occhi: perché una notizia cambia il modo di percepire le vicende in una città? Come prendono forma le verità che leggiamo ogni giorno? Chi decide quale frammento di realtà merita di diventare racconto e cosa accade a tutto ciò che resta fuori dalla narrazione? Per questo, fin da piccolo, mi sono appassionato a tutto ciò che riguarda il giornalismo capendo che, quello che sogno davvero, è raccontare il mondo agli altri, con la forza delle parole e il rispetto per la verità. Infatti il mondo del giornalismo, questo grande contenitore, costituisce un universo di significati e morali filosofiche. Questa parola, l’essenza, alimenta lo sguardo di ciascuno sul mondo.Ed è proprio per imparare a leggere questa complessità che l’esperienza di “Increscendo”, il Magazine del nostro Istituto, ha rappresentato per me un passaggio fondamentale. Lavorare in redazione significa confrontarsi, valutare proposte differenti, affinare le proprie idee e collaborare con spirito costruttivo. Inoltre, ho imparato ad analizzare la realtà da una prospettiva più critica, analitica, che mi spinge a scomporre i fatti, ricomponendoli poi con una mia interpretazione. Ogni volta che scrivo per il Magazine, provo ad allenarmi a trovare un filo che unisce ciò che accade attorno a me, mettendo in ordine fatti, voci ed emozioni. È il mio modo di provare ad interpretare un po’ meglio questo meccanismo complesso che chiamiamo realtà, che non possiamo controllare ma possiamo cercare di interpretare. Il mio sogno di diventare una voce che narra ciò che spesso sfugge allo sguardo, non nasce nel vuoto: lo alimenta una città che da secoli vive con la “fame” di conoscere la verità. Molto prima che esistessero i giornali online o i social, a Mantova erano presenti già persone che raccoglievano e scrivevano cronache per raccontare al popolo ciò che accadeva dentro e fuori le mura cittadine. Questa professione, è intrecciata tra le trame del nostro territorio. Già nel Medioevo le cronache erano affidate a persone colte, nei monasteri o nelle corti, dove si registravano gli avvenimenti più rilevanti: viaggi di ambasciatori, nascite di principi, carestie e altri fatti memorabili. I primi “giornalisti” erano infatti spesso cronisti al servizio dei signori o della Chiesa, persone incaricate di osservare, poi scrivere e tramandare memoria dei fatti. Nel Cinquecento e Seicento, con l’invenzione e la diffusione della stampa, inizia una vera e propria rivoluzione. Arrivano in città i primi stampatori e tipografi che realizzano gli “avvisi”, fogli stampati poche volte l’anno, che venivano esposti oppure distribuiti nelle botteghe e nei palazzi. Era il modo in cui si veniva a sapere di guerre, epidemie o matrimoni reali. A Mantova, grazie alla sua posizione di crocevia commerciale e politica, queste notizie arrivavano in fretta e spesso la città era tra le prime a trasmettere e ricevere informazioni dal resto d’Italia e d’Europa. La vera svolta però giunge nel 1664: nasce proprio qui la Gazzetta di Mantova, che oggi è considerato il quotidiano più antico tuttora in pubblicazione al mondo. All’inizio, non era il giornale come “lo pensiamo” adesso, ma un “foglietto” pubblicato regolarmente. Raccoglieva notizie locali, riportava ciò che accadeva nelle corti europee, nelle guerre e nelle fiere. Riferiva inoltre fatti di vita comune, annunciazioni e bandi. Il notiziario diventò punto di riferimento anche durante i periodi più tempestosi, come le dominazioni straniere, le guerre di indipendenza, le rivolte del Risorgimento, riuscì a sopravvivere alle censure e a raccontare la realtà dei fatti, spesso con coraggio e furbizia. Nel corso del Novecento, la Gazzetta di Mantova ha testimoniato momenti storici cruciali come le due guerre mondiali, la Liberazione e la ricostruzione post-bellica, passando dall’uso del telegrafo (introdotto negli anni ’20 per ricevere notizie da Roma e dalle città estere più importanti in tempo reale) alla radio (inventata da Guglielmo Marconi il 2 giugno 1896 a Roma),fino alla fotografia a colori e alla tipografia moderna negli anni ’60-’70. Ha sempre offerto una cronaca equilibrata e attendibile, evitando la “furberia” di titoli sensazionali o notizie non verificate, anche durante la censura fascista o i momenti di propaganda.Infatti, i concetti di democrazia e professione giornalistica sono strettamente collegati, rappresentando l’una lo specchio dell’altra.Forse tutto questo mi ha influenzato: raccontare la verità, difendere il diritto a essere informati, prendersi cura delle parole e delle persone, sono valori che sento profondamente miei.Io mi impegnerò ogni giorno a verificare le notizie con più fonti attendibili, spiegando ai lettori come smascherare le fake news che oggi si diffondono velocemente attraverso i social media.Affronterò la censura pubblicando sempre documenti veri e testimonianze dirette, senza paura di “disturbare” i potenti, e combatterò le manipolazioni presentando i fatti con chiarezza, senza sensazionalismi o opinioni travestite da verità. In un mondo di notizie confuse, il mio ruolo sarebbe proprio aiutare tutti a distinguere il reale dal falso.Sogno di essere quel giornalista che non si accontenta di scrivere comunicati: vorrei entrare nella vita delle persone, ascoltare chi è spesso invisibile, far nascere attenzione e rispetto verso ogni storia, anche la più piccola.Un giornalista professionista non deve solo conoscere la teoria dietro all’informazione, o la pratica dietro al giornalismo, ma anche il mondo che lo circonda: la capacità di assimilare informazioni in ambito multidisciplinare, dunque, giocherà sempre a suo vantaggio in tutti gli ambiti della professione. L’articolo 21 della Costituzione repubblicana proclama che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Quest’ultimo, è un diritto inviolabile, fondamento dell’ordine Costituzionale, che permette la libera circolazione delle idee e delle opinioni, permettendo ad ogni cittadino di essere parte attiva e tassello che compone l’intero Stato democrarico.Questo diritto è particolarmente rilevante per i giornalisti, poiché assicura un'informazione indipendente, indispensabile affinché ogni cittadino possa sviluppare una propria opinione critica.Purtroppo, in paesi come la Cina, la Russia, l'Iran e la Corea del Nord, il giornalismo indipendente è fortemente limitato. I governi utilizzano strumenti come la censura diretta (blocco di siti web, testate giornalistiche e social media); leggi restrittive (normative contro la "disinformazione" o la "sedizione", spesso usate per arrestare giornalisti); minacce e violenza (arresti arbitrari, aggressioni e omicidi di reporter scomodi); manipolazione dell'informazione (media di stato che diffonde propaganda ufficiale).Riporto alcuni esempi di negazione del diritto di opinione. In Russia, dopo l’invasione dell’Ucraina, il Cremlino ha approvato leggi che puniscono con anni di carcere chi diffonde notizie "false" sulla guerra, chiudendo media indipendenti. In Iran, durante le proteste per la morte di Mahsa Amini, giornalisti e attivisti sono stati incarcerati per aver diffuso informazioni sui social. In Cina il regime di Pechino oscura qualsiasi contenuto critico del Partito Comunista, controllando strettamente internet con il "Great Firewall". In Turchia il governo ha chiuso numerose testate e arrestato reporter accusati di “terrorismo” solo per aver criticato il presidente Erdogan.Queste limitazioni hanno effetti devastanti sulla libertà d'espressione e sul diritto dei cittadini a essere informati. Tuttavia, molte organizzazioni come Reporters Without Borders (RSF) e Amnesty International denunciano costantemente queste violazioni, mentre piattaforme indipendenti e reti clandestine cercano di aggirare la censura.In un mondo sempre più connesso, la libertà di stampa resta una battaglia cruciale per la difesa dei diritti umani e della democrazia.Ma, arrivati a questo punto, che formazione serve per diventare tutto ciò?Ecco, per diventare un giornalista non esiste una vera e propria preparazione, anche se per la maggior parte delle volte i più illustri giornalisti si sono formati attraverso istruzioni liceali di vario tipo (principalmente licei classici, linguistici e scientifici).Per diventare giornalista non esiste una vera e propria preparazione obbligatoria, anche se per la maggior parte dei professionisti il percorso inizia con il liceo e poi con una laurea universitaria in ambito umanistico, come Lettere, Scienze della comunicazione, Scienze Politiche o Giornalismo. Dopo l’università alcuni scelgono master o scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine, mentre altri entrano nelle redazioni attraverso tirocini, collaborazioni e corsi di formazione specifici.La mia scelta per il prossimo anno scolastico, infatti, è ricaduta proprio sul liceo classico, perché lo considero il percorso ideale per chi vuole diventare giornalista. Ho scelto quest’ultimo perché mi darà una preparazione culturale molto ampia e profonda: lo studio della letteratura italiana e latina, della filosofia antica, della storia e del greco antico mi insegneranno a pensare con chiarezza, a scrivere con eleganza e a capire i significati nascosti dietro le parole e gli eventi. Un giornalista deve essere curioso, saper analizzare la realtà da tanti punti di vista e esprimersi in modo preciso e coinvolgente.Sono tutte qualità che il liceo classico coltiva ogni giorno.Inoltre, molti grandi giornalisti italiani famosi hanno frequentato proprio il liceo classico. Per esempio, Indro Montanelli (uno dei più grandi cronisti italiani) ha studiato al classico, trovando lì la base solida per la sua carriera. Anche Oriana Fallaci, una coraggiosa giornalista di guerra anticonformista, proveniva da questo percorso, che le ha dato la forza di raccontare storie complesse con passione e profondità.Per me, è la scelta perfetta: mi preparerà al meglio per il sogno di diventare giornalista, unendo passione per le storie e amore per la cultura.La professione giornalistica è numericamente molto piccola rispetto alla popolazione attiva complessiva italiana.Riporto una breve indagine frutto della collaborazione tra l’Ordine Nazionale dei Giornalisti e l’Università LUMSA, che ha l'obiettivo di esplorare la complessa relazione tra le tecnologie di IA e la professione giornalistica, concentrando l’attenzione su una molteplicità di aspetti che impattano, da un lato, sul lavoro dei singoli professionisti e, dall’altro, sulle routine produttive delle redazioni. L’arco temporale di raccolta dei dati è stato di circa tre mesi, da metà novembre 2024 a gennaio 2025, raggiungendo 972 rispondenti validi. Secondo i dati forniti, i giornalisti utilizzano gli strumenti di IA con una frequenza relativamente bassa nel loro lavoro quotidiano. Le due categorie di strumenti maggiormente utilizzate sono, nell’ordine, le tecnologie per la traduzione automatica di testi, che registrano un valore medio di 2,50 su 5 e gli strumenti di generazione di immagini, con un valore medio di 1,80. Guardando al futuro, immagino un giornalismo che evolve ancora, senza perdere la sua anima. Vedo giornalisti che usano la realtà aumentata per mostrare ai lettori come erano i luoghi storici di Mantova, o che creano podcast immersivi per far sentire la voce autentica delle persone intervistate. Penso a tecnologie che aiutano a verificare le notizie in tempo reale, a intelligenza artificiale che propone storie da approfondire, ma sempre con l’uomo al centro: il giornalista che sceglie, decide, dà un senso umano a quello che vede. Nel mantovano del domani vorrei raccontare le innovazioni locali, come le giovani imprese innovative che nascono nei paesi, le storie di chi lotta contro il cambiamento climatico del Po, i progetti che uniscono generazioni diverse. Il mio sogno è essere quel tipo di cronista: curioso, preparato, capace di usare le nuove possibilità digitali ma sempre attento a non perdere il contatto con la vera comunità.Cosa farei io nel ruolo di giornalista?Immedesimandomi in un un giornalista, cercherei di raccontare i fatti nel modo più veritiero e oggettivo possibile trovando nel passato le certezze per comprendere un futuro instabile, lacerato da violenze e conflitti. Uno dei miei modelli di riferimento è Oriana Fallaci, la grande giornalista di guerra che ha scritto per il Corriere della Sera e ha intervistato i potenti del mondo, anche se ora non c’è più. I miei genitori mi hanno raccontato di lei e delle sue imprese straordinarie: mi hanno parlato dei suoi libri come “Un uomo” e “Inshallah” e mi hanno mostrato documentari su Rai Storia dove si vede il suo coraggio nelle zone di guerra del Vietnam e dell’Iran. Mi ha colpito la sua passione per la verità, il modo in cui affrontava i conflitti e le violenze del mondo con domande scomode e articoli oggettivi, senza mai lasciarsi influenzare da nessuno. Proprio come lei, se diventassi giornalista cercherei di raccontare i fatti nel modo più veritiero e oggettivo possibile, trovando nel passato le certezze per comprendere un futuro instabile, lacerato da violenze e conflitti. Il mio compito sarebbe offrire ai cittadini strumenti critici per interpretare la realtà, evitando semplificazioni e manipolazioni, contribuendo così a colmare le fratture della società e a favorire una maggiore consapevolezza collettiva. Concorrerò così a colmare le fratture della società e a favorire una maggiore consapevolezza collettiva. Concludo l’analisi sul mio più grande sogno, con una citazione di Edward Rescue Murrow, famoso giornalista statunitense: “Il compito del giornalista non è di dirti cosa pensare, ma di darti gli strumenti per pensare.”

 

Saccenti Marco

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