CURARE IERI, SALVARE DOMANI

Questo testo è stato scritto per il concorso “Maestri del lavoro” a cui la nostra scuola ha partecipato. Noi autori abbiamo scelto di parlare del mestiere del medico perché è un lavoro molto importante e affascinante. Nelle nostre famiglie ci sono persone che hanno svolto questa professione in diversi ambiti e questo ci ha fatto capire quanto impegno, coraggio e responsabilità servano per aiutare gli altri. Nel nostro articolo racconteremo come il lavoro del medico è cambiato nel tempo: com’era ieri, com’è oggi e come potrebbe diventare in futuro grazie alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale. Secondo noi, anche se la medicina continuerà a evolversi, una cosa resterà sempre fondamentale: l’umanità del medico e il rapporto con i pazienti.
IERI
Diventare medico ad inizio ‘900 era un percorso lungo e stancante, strutturato in modo diverso rispetto ad oggi, perché non esisteva il numero chiuso e la modalità di accesso, che oggi è basata sul diploma di maturità. Il medico cercava di mantenere la salute attraverso la cura del corpo, dedicandosi molto ai contesti igienici, ma senza le conoscenze scientifiche moderne. A differenza di oggi, i medici non avevano molti strumenti (come i raggi X e le ecografie), ma usavano spesso il salasso, che è una procedura medica che preleva il sangue. Si basavano soprattutto sull’igiene e sull’anatomia. Secondo me siamo migliorati grazie alla tecnologia, ma anche perché oggi abbiamo più conoscenze sulla medicina e questo porta a migliori condizioni di vita. Mi piace molto il mestiere del medico perché aiuta le altre persone, richiedendo studio e un percorso molto difficile. Questo mestiere richiede molto coraggio.
OGGI
Il lavoro del medico oggi richiede impegno, tempo e sacrifici sotto ogni punto di vista. Il percorso scolastico che porta ad ambire a questo lavoro è lungo e presenta molti ostacoli. La maggior parte dei medici parte con un liceo, di solito scientifico, perché orienta verso questa strada. Finite le scuole di secondo grado, si affronta il test universitario, che è molto complicato. Inoltre, da quest’anno c’è un “trimestre filtro”, dove il numero chiuso rimane, ma la selezione avviene dopo il primo semestre tramite esami. Il test verifica le competenze nel campo della biologia, chimica, fisica, matematica, logica e cultura generale. Superato il test si entra nell’università e si frequenta il corso di laurea in Medicina e Chirurgia, che ha una durata di sei anni, durante i quali si svolgono esami e tirocini pratici in strutture ospedaliere e policlinici. Al termine c’è un esame finale che conferisce il titolo di dottore. Dopo aver superato l’Esame di Stato e conseguito la laurea magistrale, bisogna iscriversi all’Ordine dei Medici della propria provincia, che è un ente pubblico a cui è obbligatorio iscriversi per esercitare la professione medica in Italia. Inoltre, per esercitare bisogna pronunciare il Giuramento di Ippocrate. Successivamente si partecipa al concorso di specializzazione e lo si deve superare. Finalmente si diventa medico. Oggi il medico deve rispettare anche molta burocrazia, come avere il timbro professionale, il POS per i pagamenti e altre pratiche amministrative. Il lavoro è aiutato da strumenti e tecnologie moderne, come strumenti clinici di base (fonendoscopio, saturimetro e kit per medicazioni), abbigliamento protettivo (camice, guanti, mascherine) e tecnologie digitali per il lavoro quotidiano (computer e software gestionali). Detto ciò, sorge una domanda: cosa fa il medico oggi? Il medico si occupa di curare e prevenire le malattie, visitando i pazienti, facendo diagnosi, prescrivendo esami e terapie e seguendo la loro salute nel tempo. Secondo me è giusto che per diventare medico ci si impieghi tempo, perché è un mestiere che richiede competenze che non tutti hanno. Inoltre è un lavoro che comporta grandi responsabilità. Credo che oggi, dove ci sono sempre meno medici, il dottore debba saper svolgere questo mestiere al meglio.
DOMANI
È bello anche pensare al futuro e a come sarà questo meraviglioso mestiere quando noi saremo cresciuti. Il futuro, anche se non ce ne rendiamo conto, sarà una grande sfida. Siamo talmente ignari di ciò che potrebbe succedere che ci spingiamo fino al limite per poi vederlo crollare. Parlando del lavoro del medico, sappiamo a cosa potremmo andare incontro, ma i problemi sono tanti e uno degli aspetti che potrebbe influire sul cambiamento di questo lavoro nel tempo è proprio l’AI e l’abuso dei cellulari. Proviamo a riflettere un attimo… Molti dicono che l’AI sarà un’evoluzione, che migliorerà la qualità della nostra vita, che preverrà le malattie e che individuerà i tumori più velocemente. In effetti non tutto quello che viene detto è sbagliato: in alcuni laboratori scientifici stanno lavorando a nanorobot che entrano nel nostro corpo per individuare tumori. Per certi aspetti, quindi, potrebbe davvero migliorare e allungare la nostra vita. Probabilmente il medico, viste le nuove tecnologie che si stanno sperimentando, nel 2050 non avrà più il compito di operare o visitare, ma sarà lui o lei a programmare le macchine che lo faranno. Il vero lavoro, come lo conosciamo oggi, potrebbe essere svolto da robot, cioè macchine “ultra precise” che non commettono errori come gli esseri umani. Con l’AI potremmo perdere le nostre capacità di pensare, perché potremmo iniziare a imparare da essa, invertendo quella che dovrebbe essere la normalità, cioè che sia l’AI a imparare da noi. Ma come potrebbe influire questo sul futuro del lavoro del medico? Se perdiamo la capacità di pensare da soli e l’AI ci aiuta a fare tutto, il lavoro non sarà più svolto dagli esseri umani, ma solo dalle macchine, programmate dai medici o, in futuro, addirittura da altre intelligenze artificiali. Il problema più grande è che, ogni giorno che passa, la nostra capacità critica, empatica e umana potrebbe ridursi. Secondo me in futuro non ragioneremo più come esseri umani, ma come l’AI. Non servirà studiare tutto ciò che si studia oggi, o almeno non nello stesso modo. I medici saranno meno medici e più programmatori, perché dovranno impostare le macchine che svolgeranno il loro
lavoro, con il rischio che i pazienti si sentano meno capiti ed esclusi. Così si perderà la parte umana del medico, che noi, come gruppo, riteniamo fondamentale.
Xu Andie, Carnevali Edith e Tinelli Alex