QUANDO IL GHIACCIO CEDE

Una vita di sacrifici andata in fumo a causa di quei pochi minuti. Solamente quei minuti, dove ci si gioca la carriera. Sei sempre rimasto a guardare gli altri che si affogano nel cibo, ma tu non hai mai potuto, sempre muto di fronte al tuo solito riso. Sei rimasto a leggere i messaggi dei tuoi amici per organizzarsi per andare in discoteca, tu, invece, hai sempre risposto: “No, non posso.”. Questa è la vita di un professionista dello sport. Di colui che ha dedicato l’intera vita ad una singola gara. Ma nel momento in cui ti giochi la tua fame che hai avuto in tutti questi anni, anneghi. Non riesci più a respirare, sei giunto nelle acque che non avevi mai affrontato prima. Hai paura, vedi solo il fondo. Tenti di continuare a nuotare, ma non basta. Prima di chiudere gli occhi noti un sottomarino con i fari accesi, ma lui non si accorge di te e va via. Colui che ti ha accompagnato fin lì, ti ha voltato le spalle. Nel momento del maggior bisogno. Ilia Malinin, pattinatore olimpico, che come Roberto Baggio, ex calciatore definito “l’uomo morto in piedi”, ha polverizzato tutti i suoi sacrifici, in pochi minuti, cadendo durante la performance, non una, ma ben due volte. Insomma, sembrava un bambino alle prime armi. Alla fine dell’esibizione confusionaria, il pattinatore aveva lo sguardo verso il padre, mentre Baggio aveva lo sguardo rivolto verso il terreno, come se avesse voluto dirci: “Io non sono abbastanza per alzare la coppa”. Anche Ilia, in un TikTok, si descrive con una frase simile: “Io non sono mai abbastanza”. Una frase che rivela il dolore di un giovane che vede il suo punto di forza, l’essere l’unico al mondo dopo decenni a concludere il salto considerato quasi impossibile(il Quadruplo Axel) trasformarsi in una debolezza. Sono tanti gli sportivi, gli allenatori, che sottolineano come sia importante saper gestire i momenti difficili, le cadute, gli insuccessi, e tener duro perché solo questo ti porterà a raggiungere il successo. Chi non sa gestirli, cioè non riesce a superare la paura di fallire, è destinato ad abbandonare le gare. Proprio in quest’ultima Olimpiade ho visto come un’atleta che era stata fermata dalla sfortuna solo l’anno scorso, ha trasformato il suo punto debole in un punto di forza. Mi sto riferendo a Federica Brignone, che ha vinto due medaglie d’oro con le stampelle ancora tra le mani, perché lo sport è un mondo spietato. Se sei costante, tenace, se sai mettere a frutto il tuo talento riuscirai a raggiungere i tuoi obiettivi. Se non lo sei, non avrai seconde possibilità. Ho definito il mondo dello sport crudele perché a soli 35 anni (età di Federica Brignone) vieni considerato un vecchietto. Un mondo dove il minimo errore può vanificare una vita di sacrificio. Solamente bagnarsi i pantaloni durante una gara di pattinaggio, o una palla che non centra la porta durante una partita fondamentale, ti possono rovinare la carriera. E solo chi sa rialzarsi continua a sperare. Si può raccontare la prestazione di Malinin solo con l’immagine in cui ci sono lui e il padre-allenatore seduti vicino: Ilia lo guarda cercando rifugio nello sguardo dell’allenatore, il padre è con le mani tra i capelli e la testa bassa. Ma come biasimarlo. Ha investito la sua vita per quella vittoria, e si chiede dove lui possa aver sbagliato nella preparazione a quella gara, perché suo figlio, che lui ha allenato, non ha raggiunto quello a cui avevano ambito per tutti quegli anni. Non sono contati niente i suoi sforzi: alzarsi la mattina presto, condannare la sua vita sociale agli arresti domiciliari, perché i ritmi di un allenatore sono molto intensi e gli hanno lasciato poco spazio per la vita privata. Da un lato c’è un ragazzo che avrà altre occasioni, dall’altro un uomo il cui treno è già passato. E come si sa, il treno non passa due volte. Lui sa che suo figlio con l'entusiasmo della gioventù saprà rialzarsi e raggiungere altri traguardi, mentre per lui è arrivato il momento della scelta definitiva: continuerà ad allenare il figlio?
Gabriele Maroli