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LA VERA DOMANDA

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“Scansafatiche.”

“Non avete voglia di fare niente.”

“Alla vostra età noi lavoravamo già.”

Queste sono alcune delle frasi che noi ragazzi sentiamo ripetere più spesso. Etichette, giudizi, confronti continui. Molto raramente, invece, ci sentiamo dire: “Ti capisco” oppure “Stai facendo del tuo meglio”.

Eppure ogni conflitto — soprattutto quello generazionale, che dovrebbe essere il meno duro e il meno crudele — ha bisogno di una cosa fondamentale: il dialogo. Giusto o sbagliato che sia, parlare resta l’unico modo per capirsi davvero. Spesso gli adulti ci ripetono: “Ai miei tempi non ci si poteva permettere di…”.Ma quelli non sono i nostri tempi. Oggi il mondo è diverso: ci sono nuove paure, nuove difficoltà e nuove pressioni. Guerre, pandemie, discriminazioni, insicurezza per il futuro. Anche noi viviamo problemi pesanti, che troppo spesso vengono sottovalutati. Ogni giorno vediamo nei telegiornali o sui social notizie di ragazzi coinvolti in episodi violenti: baby gang, aggressioni, bullismo. E così, anche se non c’entriamo nulla, veniamo giudicati tutti allo stesso modo. Basta che alcuni sbaglino perché un’intera generazione venga marchiata. Molti adulti lo pensano perché, rispetto al passato, noi non siamo costretti a lavorare subito dopo la scuola. Ma riposarsi non significa essere pigri. Riposare è un diritto, non una colpa né un privilegio. Una persona stanca impara peggio, vive peggio e affronta tutto con più fatica. Da noi ci si aspetta sempre il massimo: voti alti, comportamento perfetto, nessuna debolezza. Non esiste un “sono stanco” o “non ce la faccio”, perché subito sembriamo ribelli o maleducati. Ma come possiamo essere sinceri, se spesso non veniamo nemmeno ascoltati?

Un’altra frase che sentiamo spesso è: “Perché non sei come il tuo compagno?”. Il paragone continuo è forse una delle cose che feriscono di più. Ognuno è diverso: abbiamo caratteri, capacità e fragilità differenti. Non possiamo essere la copia perfetta di qualcun altro. Possiamo sbagliare, avere difetti e crescere con i nostri tempi. Noi ragazzi non siamo perfetti. Abbiamo bisogno di essere guidati, ma anche compresi. Invece troppo spesso ci si concentra solo sugli errori, come se critiche e durezza fossero l’unico modo per farci maturare. Ma crescere sentendosi sempre “non abbastanza” può fare più male che bene. Quando alcuni ragazzi sbagliano, subito si sente dire: “Siete una generazione di maleducati”. Ma non siamo tutti uguali. C’è chi passa le giornate in strada e chi invece resta chiuso nella propria stanza, magari sentendosi solo. C’è chi sbaglia e chi ogni giorno prova a fare la cosa giusta. Ognuno ha la propria storia, i propri valori e il proprio modo di vedere il mondo. Anche gli adulti, quando erano giovani, avevano coetanei che commettevano errori o reati. Però nessuno giudicava un’intera generazione per colpa di alcuni. Noi invece veniamo spesso messi tutti nello stesso gruppo, identificati con quei pochi che sbagliano.

A volte sembra anche che il nostro pensiero conti meno solo perché siamo giovani. E se non ci sentiamo ascoltati a casa, sarà ancora più difficile esprimerci fuori. Questo può portarci a chiuderci, ad avere paura di dire ciò che pensiamo e a sentirci giudicati continuamente.Gli adulti credono spesso che siamo ossessionati dai social, dai like e dall’apparenza. In parte è vero: queste cose influenzano molti ragazzi. Ma non siamo solo questo. Siamo anche una generazione che cresce vedendo guerre, crisi ambientali e un futuro incerto: problemi creati, spesso, proprio dagli adulti.Però vogliamo guardare il problema anche dall’altro lato.Non sempre i genitori hanno colpa dei comportamenti sbagliati dei figli. Molti ragazzi si lasciano influenzare dagli amici o dalla moda, arrivando a comportarsi in modo completamente diverso rispetto ai valori ricevuti in famiglia.Può succedere che dei genitori insegnino rispetto ed educazione, ma che il figlio, davanti agli amici, risponda male o li prenda in giro per sentirsi più forte o più accettato. E questo fa soffrire profondamente i genitori, che spesso si sentono falliti anche quando hanno dato tutto ai propri figli.Per questo pensiamo che il conflitto generazionale non debba trasformarsi in una guerra tra giovani e adulti.Sia i ragazzi sia i genitori possono sbagliare. Ma etichettare, urlare e giudicare non risolve nulla. Servono ascolto, fiducia e rispetto reciproco.Forse la vera domanda non è: “Chi ha ragione?”

.La vera domanda è: “Siamo ancora capaci di ascoltarci davvero?” 

 

Saccenti Marco

Pietralunga Leonardo

Maroli Gabriele

Mori Riccardo

Gentile Adriano

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