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INSEGNARE A RIALZARSI

Zanardi è stato un atleta straordinario, certo, ma soprattutto un maestro di umanità. Dopo l’incidente del 2001, quando tutto sembrava perduto, ha riscritto la propria vita con una determinazione che ha attraversato confini, discipline, generazioni. Le sue vittorie paralimpiche non sono state solo medaglie: erano messaggi. Prima Londra nel 2012 e poi Rio de Janeiro nel 2016. Totale 4 ori e 2 argenti Erano prove viventi che la dignità non si misura da ciò che ci accade, ma da come scegliamo di rispondere. Nel suo percorso c’era sempre una luce particolare: una fiducia ostinata nella vita, anche quando la vita gli aveva chiesto più di quanto fosse giusto chiedere a un uomo solo. E forse è per questo che oggi il dolore è così grande. Perché con Zanardi se ne va un modo di guardare il mondo: quello che non si arrende, che non si lamenta, che non smette di cercare un nuovo inizio. Lui ci ha fatto anche capire che, molte volte, la passione vince sui nostri pensieri, portandoci ad uno stato mentale inarrestabile. La sua eredità, però, resta. Resta nei ragazzi che hanno trovato in lui un modello di persona che non pensa solo indietro, ma guarda anche avanti, alle conseguenze, ma, cosa più importante, a come migliorare. Resta negli sportivi che hanno imparato che il coraggio non è vincere, ma continuare. Resta in chiunque che, almeno una volta, abbia pensato: “Se ce l’ha fatta lui, posso farcela anch’io.”Un esempio che si può legare a quello di Alex è l’atleta italiana Bebe Vio. Ha subito una meningite fulminante il 20 novembre 2008, facendo costringere i medici all’amputazione di entrambe le braccia sotto il gomito e entrambe le gambe da sotto il ginocchio. Ha continuato a coltivare la sua passione per la scherma e ora è diventata una dirigente sportiva della Federazione Italiana. Ha ottenuto una serie di successi nei giochi Paralimpici, ai Mondiali e negli Europei con un totale di 12 ori, 2 argenti e 5 bronzi. Anche lei è un esempio di rinascita, tenacia e determinazione a raggiungere un obiettivo e superare barriere invalicabili. Per questo, più che un addio, il nostro è un grazie. Grazie Alex: hai mostrato al mondo che la grandezza non è un traguardo, ma un modo di camminare.

Leonardo Pietralunga

Adriano Gentile

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