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LA CHIMICA DELL'UMANO

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Studiare il visibile per scoprire l’invisibile

 

Cosa voglio essere da grande?…. tanti sogni, tante domande, tanti interessi, tutto questo mi ronza da mesi nella testa. Oh sì, ho tante aspirazioni. Vorrei provare tanti mestieri ed è difficile per un tredicenne come me capire quale lavoro potrà rendermi entusiasta o soddisfatto nello svolgerlo ogni giorno. Eppure, nonostante i tanti dubbi che mi hanno assalito prepotentemente, in questi mesi ho poi deciso di seguire l’istinto e scegliere quello che al momento sembra appassionarmi maggiormente, la disciplina che credo possa saziare tutte le mie curiosità: la scienza, in tutte le sue sfaccettature, ma in particolare la chimica. Scelta un po’ banale, direte voi, il solito ragazzino sognatore…invece no! Penso che questa mia convinzione sia nata in un modo molto semplice (e, forse proprio per questo motivo, molto più solido in me).Ricordo che stavo frequentando la prima elementare e in una bella giornata primaverile mio nonno mi mostrò le foglie sofferenti di una pianta secolare di ciliegio del nostro giardino e disse: “Devo dargli del ferro, altrimenti quest’anno ne mangiamo poche, di ciliegie!” 

Pensai, per quale motivo? Una pianta si alimenta con l’acqua non con il ferro! Qualche anno dopo capii il vero significato di quelle parole, capii che c’entrava la chimica in quell’espressione, capii che la chimica era ovunque, era dappertutto e che attraverso la chimica si potevano spiegare tutti i fenomeni naturali, tutti gli infiniti aspetti e le continue trasformazioni della “materia”. Poi “Il Piccolo Principe” con le sue storie affascinanti sospese tra stelle e pianeti, le peripezie del Nautilus in “Ventimila leghe sotto i mari” o le avventure di “Viaggio al centro della Terra”, le profezie di Asimov in “Io, Robot” o l’intramontabile “Ritorno al futuro” con gli esperimenti nel laboratorio del Doc, hanno fatto il resto. Il comportamento della materia si studiava già al tempo dei filosofi greci, per i quali scienza e religione dovevano essere ben distinte; si pensi all'atomismo di Democrito. In seguito, gli influssi arabi ed egiziani sulla cultura greca portarono alla nascita dell'alchimia, un'antica pratica protoscientifica che combinava elementi di chimica, fisica, astrologia, arte, semiotica, metallurgia, medicina e religione. La storia della chimica intesa come scienza sperimentale ha inizio solo nel XVII secolo, quando si comincia ad analizzare, appunto con metodo scientifico, la materia e le sue trasformazioni, allontanandosi definitivamente dall'alchimia per farle assumere una connotazione propria. Tra il XVI ed il XVII secolo iniziarono a delinearsi numerosi concetti che oggi consideriamo fondamentali e scontati, come la definizione di pressione e temperatura, la distinzione tra le fasi della materia e le prime intuizioni sulla composizione atomica e molecolare. Nonostante l'idea di atomo fu ipotizzata appunto dal greco Democrito, il processo di transizione tra alchimia e chimica avvenne solo 21 secoli più tardi. Uno dei padri della chimica moderna fu Antoine Lavoisier, vissuto dal 1743 al 1794, grande scienziato francese che vanta diversi meriti: la legge di conservazione della massa, un nuovo metodo di lavoro basato sulla misurazione rigorosa e una moderna nomenclatura di composti binari, la corretta determinazione della composizione dell'aria, l'analisi sulla composizione di grassi, oli e zuccheri, scoprendo la costante presenza di idrogeno, ossigeno e carbonio, componenti fondamentali per la vita. Antoine-Laurent de Lavoisier muore a Parigi l’8 maggio 1794, decapitato dal regime del Terrore come uno dei grandi traditori, in quanto proprietario di un'agenzia di riscossione delle tasse. Il giudice, rigettando una richiesta di grazia nei suoi confronti, afferma nell'occasione: “La Repubblica non ha bisogno di geni.” A lui si deve la celebre frase: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Non è altro che il postulato fondamentale di Lavoisier, su cui si basa la legge della conservazione della massa, nota anche come legge di Lavoisier, che stabilisce che in una reazione chimica la somma delle masse dei reagenti è uguale alla somma delle masse dei prodotti. In altre parole, la materia non scompare né si crea, ma cambia forma o proprietà durante le trasformazioni chimiche o fisiche. Con lui la chimica divenne una scienza precisa, fondata sull'esperimento. Mi spaventa un po’ pensare che per capire ciò che oggi studiamo in laboratorio siano serviti più di duemila anni di tentativi, errori e intuizioni! Tuttavia, sono fortemente convinto che il chimico in futuro potrà essere d’aiuto all'intera società, agevolando attività lavorative anche faticose. Potrà, ad esempio, ricavare minerali senza sprechi, per poi raffinarli e/o sostituirli con elementi in grado di non avere un impatto eccessivo sull'ambiente o, in campo energetico, che garantiscano una maggiore produttività rispetto ai classici combustibili fossili. Nel futuro, il chimico sarà sempre più coinvolto e chiamato a lavorare per uno sviluppo sostenibile e per prodotti e processi chimici più efficienti e sicuri. I settori di studio del chimico possono essere molteplici: dalla progettazione di nuovi materiali biodegradabili e riciclabili, alla valorizzazione delle biomasse, in alternativa alle fonti fossili, dalla ricerca sull’efficienza energetica e sulle rinnovabili, all’idrogeno verde, fino allo sviluppo di materiali innovativi che siano ecosostenibili e rispettosi dell’ambiente. Per non parlare poi della chimica medica, universo quest’ultimo da esplorare nelle sue incalcolabili ramificazioni. Sono solo quelli di cui oggi si sta parlando per la maggiore, chissà cosa ci potrà riservare ancora la ricerca in futuro. Sfide come il riciclo delle materie plastiche rappresentano traguardi importanti per il futuro della chimica; pensiamo solo all’inquinamento marino in atto nei mari di tutto il mondo! Anche la chimica da biomassa è importante, poiché riduce la dipendenza dalle fonti di natura fossile e non incide sul riscaldamento globale. La chiave di volta, la vera sfida del futuro è quella di rafforzare il dialogo tra studio, ricerca e industria. Un altro aspetto decisamente interessante su cui si sta concentrando la ricerca oggi è l’editing genomico: una tecnologia altamente innovativa che funziona come un “correttore” del DNA. Si tratta di una disciplina che interviene in maniera precisa per trovare e correggere gli errori all’interno dell’intero genoma, aprendo la strada ad una vera e propria terapia genica dell’uomo. Attraverso questa innovazione si potrebbe correggere un gene difettoso senza doverne fornire una copia sana da un soggetto esterno e questa scoperta potrà essere utilizzata per trattamenti oncologici, cardiologici e neurologici, rendendoli ancora più efficaci. Un’altra scoperta per me straordinaria nasce da un esperimento di Ronald W. Davis che ha dimostrato che il DNA può essere impiegato per creare, conservare e propagare informazioni non biologiche. Ci rendiamo conto di quanto possa essere rivoluzionaria questa scoperta? Nell’era dei big data il DNA potrebbe diventare l’alternativa “naturale” alle memorie in formato elettronico! Ecco, nel mio futuro immaginario, vorrei essere parte di quei Comitati Scientifici che dovranno evitare che si possano ripetere effetti devastanti di fenomeni come la “Spagnola” o il Covid-19, ma anche fermare lo stillicidio giornaliero delle malattie tumorali. Utilizzando anche quegli strumenti che ora ci ammaliano e a volte ci sostituiscono come l’AI (Intelligenza Artificiale), sfruttando le loro potenzialità come mezzo e non come fine dei nostri progetti/studi. Purtroppo, in Italia, la ricerca è ancora poco sovvenzionata e a volte addirittura ostacolata. Dobbiamo rilanciarla per rimanere al passo di altri Paesi evoluti che con programmi strutturali, fondi e strategie governative, la sostengono, riuscendo ad attrarre l’eccellenza dei ricercatori di ogni parte del mondo, per formare gruppi di ricerca multinazionali veramente innovativi. Diverse personalità scientifiche hanno cambiato la storia dell’uomo; discipline come matematica, scienza, fisica e medicina in più epoche storiche hanno fornito un contributo determinante all'umanità, spingendosi a volte al confine con l’origine della vita. E la responsabilità etica? Non posso certo sottovalutarla! Gli studi scientifici sin dai loro albori hanno dovuto fare i conti con la responsabilità etica; grandi scienziati e scrittori nella storia hanno rilasciato riflessioni e moniti su questo argomento. Emblematica è stata la scoperta dell’energia atomica e del suo utilizzo anche per fini bellici. Secondo me, ogni scoperta deve avere come unico scopo quello di migliorare la vita degli esseri viventi sul nostro pianeta. Voglio cucire a filo doppio sul mio bagaglio di “viaggiatore nella scienza” una frase tratta dal libro di Primo Levi (scrittore e anche chimico) -” Covare il cobra”- che riassume con completezza il mio pensiero sulla scienza solo a “fin di bene” e che afferma: “Mi piacerebbe (e non mi pare impossibile né assurdo) che in tutte le facoltà scientifiche si insistesse a oltranza su un punto: ciò che farai quando eserciterai la professione può essere utile per il genere umano, o neutro, o nocivo. Nei limiti che ti saranno concessi, cerca di conoscere il fine a cui il tuo lavoro è diretto. Lo sappiamo, il mondo non è fatto solo di bianco e di nero e la tua decisione può essere probabilistica e difficile: ma accetterai di studiare un nuovo medicamento, rifiuterai di formulare un gas nervino. Che tu sia o non sia un credente, che tu sia o no un “patriota”, se ti è concessa una scelta non lasciarti sedurre dall’interesse materiale e intellettuale, ma scegli entro il campo che può rendere meno doloroso e meno pericoloso l’itinerario dei tuoi compagni e dei tuoi posteri. Non nasconderti dietro l’ipocrisia della scienza neutrale: sei abbastanza dotto da saper valutare se dall’uovo che stai covando sguscerà una colomba o un cobra o una chimera o magari nulla.”

Nel mio mondo perfetto desidero quella ricerca che possa risparmiare la vita di un padre, di un cugino o di un figlio e forse anche la mia, entrare in una nuova tappa della conoscenza, che permetta, nell’evoluzione della storia, di rendere visibile ciò che prima era invisibile.

 

Leonardo Pietralunga

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