LA VISIONE OFFUSCATA
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Erano le 7:45 di quello che appariva come un giorno comune di scuola, il 25 marzo, ma successe qualcosa che ruppe la quiete. Un ragazzo di 13 anni, che frequentava la prima media dell’istituto Leonardo da Vinci a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, sferrò numerose coltellate ad addome e collo della sua docente di francese ferendola gravemente. Fu un’azione violenta, per la quale il ragazzo aveva indossato un vestiario dal profondo significato: dei pantaloni mimetici che per lui simboleggiano un soldato che combatteva per i suoi diritti, una maglietta con la scritta “vendetta”, una telecamera che riprendeva il tutto e lo inviava al profilo Telegram del ragazzo. Dalle sue parole e dalla sua lettera intitolata “La soluzione finale” sono emersi punti di vista sull'accaduto sconcertanti. Lui ci dice che era vittima di mancanza di rispetto da parte della docente, come se lo prendesse di mira; nella sua lettera scrive che che sperava di ucciderla e che era stufo di questa lunga serie di ingiustizie di cui lui era bersaglio. La visione del ragazzo potrebbe essere stata offuscata: voleva farci arrivare che la professoressa avesse fatto cose abbastanza gravi, anche se non paragonabili al suo gesto. Secondo me ingigantire le cose che ci accadono non è una buona idea perché se si rendono le cose troppo irrealistiche si perde credibilità e poi, quando succede qualcosa di molto grave, non si viene creduti. La differenza tra umiliazione e rimprovero forse non era ben chiara al ragazzo, perché un rimprovero è quando qualcuno ti fa notare che sbagli e ti aiuta a migliorare e un'umiliazione è quando qualcuno ti corregge senza spiegarti dove sbagli, ti ridicolizza e ti insulta davanti a una persona o ad un intero gruppo. Secondo me, essendo un contesto scolastico, la prof rimproverava e lo aiutava a migliorarsi ma lui, appunto perché glielo faceva notare in classe, lo prendeva come un'umiliazione e quindi, al posto di accettare le critiche costruttive della prof e migliorarsi, ha preferito agire in modo impulsivo, secondo me sbagliando, perché la prof voleva solo aiutarlo. Forse lui non aveva una vita tranquilla a casa e quindi si è voluto sfogare e ha agito in modo brusco e violento. I social sono stati uno degli elementi chiave della vicenda: lui aveva solo amici virtuali, che non gli volevano bene per ciò che era dal vivo ma per ciò che mostrava online, da dietro uno schermo, giocando ai videogames o chattando con i suoi compagni di gioco. Ciò che è importante nell'adolescenza è farsi degli amici, perché in questo caso degli amici reali e presenti per lui lo avrebbero aiutato a ragionare e non sarebbe arrivato a ciò. Io vorrei concentrarmi anche sulla reazione della professoressa che avrebbe potuto scegliere, per paura, di non tornare più a scuola e di non perdonare l'alunno, per ovvie ragioni, ma era di altre idee: ha perdonato l'alunno e tornerà a scuola il prima possibile. Io non condivido questa scelta perché l'alunno ha fatto sentire la prof male, sia dal punto di vista fisico che psicologico e questi sono dei danni che, secondo me, sono molto difficili da superare. La scuola, sapendo che c'erano delle tensioni tra il ragazzo e la professoressa, avrebbe dovuto attenzionare il caso e provare ad agire, anche se, secondo me, avrebbe potuto avere scarsi risultati. Io penso che non sia giusto che non si possa andare in carcere fino all'età di 14 anni perché, nonostante siamo adolescenti, comunque siamo in grado di ragionare e se il ragazzo ha fatto questo ne era completamente cosciente. Anche se considerati piccoli possiamo essere talvolta più “grandi” dei nostri genitori, non nel senso fisico ma da quello mentale. Questo ragazzo meritava il carcere, commisurato per la sua età, ma lo meritava.
Luca Caporale