STRAGE SVENTATA

Un ragazzo di diciassette anni arrestato a Perugia: ma che cosa significa davvero leggere una notizia così? È solo cronaca giudiziaria, oppure è qualcosa che dovrebbe farci fermare un attimo in più?
Perché secondo le indagini stava progettando una strage in una scuola, ispirata alla strage della Columbine High School. E non si parla di un’idea vaga o di un gesto impulsivo: si parla di manuali per costruire armi, di istruzioni su sostanze chimiche e batteriologiche, di propaganda razzista, di un piano che arriva fino al suicidio finale dopo la strage. Ma come si arriva a costruire tutto questo a diciassette anni? E soprattutto: da soli?
Perché poi la notizia si allarga. Non è solo lui. Ci sono altri sette minorenni indagati. E allora la domanda cambia: è ancora possibile parlare di caso isolato? O siamo davanti a qualcosa che si diffonde, che si condivide, che si alimenta tra più persone?
E cosa circola davvero in questi spazi? Com’è possibile che tornino immagini, simboli e riferimenti legati a figure come Adolf Hitler e Benito Mussolini, trasformati quasi in icone, in linguaggi identitari? Non dovrebbero essere memorie storiche chiare, definitive, chiuse? O la storia, a un certo punto, smette davvero di proteggere?
E ancora: quanto pesa tutto questo quando passa attraverso social, chat, meme, video, contenuti che si condividono in modo continuo e spesso senza filtri? È solo intrattenimento distorto o diventa qualcos’altro? Quando figure come Brenton Tarrant vengono citate, imitate, esaltate, siamo ancora nel mondo digitale o già dentro una deriva reale?
E allora la domanda ritorna, insistente: questa è la Generazione Z? O è una sua frangia, un suo lato che cresce nell’ombra? E quanto è facile oggi passare dalla curiosità all’adesione, dal gioco alla convinzione, dall’identità online a qualcosa di concreto e pericoloso?
Perché il punto non è solo l’arresto, non è solo la sventata tragedia. Il punto è tutto ciò che rende possibile anche solo immaginarla. E se ci limitiamo a considerarla un episodio, senza guardarne le radici, quanto tempo passerà prima che la domanda torni identica, con un altro nome, in un’altra scuola?
E forse è proprio questo che dovrebbe inquietare di più: non l’eccezione, ma il fatto che possa ripetersi.
Leonardo Pietralunga