LA SOMMA E IL DIFETTO

Il ritorno al passato, dal digitale al carta e penna, questa è la scelta della Svezia, uno tra i primi paesi a finanziare la digitalizzazione nelle scuole, usando programmi e tecnologia sempre più frequentemente perché è il modo più semplice ed efficace per insegnare. Questo pensiero viene smentito dai test PISA, la commissione incaricata di trovare le cause ha risposto che il digitale, dentro e fuori da scuola, con la sua struttura multitasking disturba l’attenzione, ostacola l’elaborazione di informazioni complesse e la memoria. Se libri e quaderni digitali contribuiscono a un maggiore coinvolgimento immediato dei ragazzi, ne diminuiscono la profondità e la tenuta dell’apprendimento. In Italia, sarebbe possibile togliere il digitale? Nella mia scuola? No, opero in un giornale che senza la digitalizzazione non esisterebbe, comunicazioni, lettura del giornale su MLOL, niente di tutto questo. Perderemmo ciò che ci contraddistingue. La nostra classroom è un luogo di discussioni, di riflessioni, che si possono scambiare direttamente dal proprio divano di casa, questo rende la comunicazione più semplice e veloce. Ho appena condiviso un articolo utile per riflettere, questo non sarebbe possibile se non avessi il mio computer, che è un’arma potentissima, ma difficile da domare. Se si mette in considerazione un ritorno completo a carta e penna le aule sarebbero vuote del dispositivo che aiuta all'apprendimento: la LIM, la nostalgica lavagna si è trasformata in mezzo di ricerca, che permette di aprire una finestra sul mondo di noi ragazzi, è proprio grazie agli educatori che dovremmo imparare a gestire questa finestra. L'altro estremo dell'istruzione a scuola: l'utilizzo, come è accaduto in Svezia, di un'educazione completamente digitalizzata, ha portato deficit nella mente dei ragazzi che spesso possono riscontrare problemi alla vista, avere disturbi all’attenzione, ostacoli nell’elaborazione di informazioni complesse e nella memoria. Probabilmente, gli alunni svedesi, non hanno sfruttato al meglio il digitale, perché può distrarre molto facilmente, mi rendo conto che se mentre stessimo facendo lezione e avessimo un computer a portata di mano, tanti noi avrebbero la tentazione di aprire un’altra finestra, alcuni riescono a chiudere questa voglia in un barattolo senza farla uscire. Ma questa capacità non è da tutti, alcuni non hanno il coraggio di dire basta, continuano, perché sono stati abituati fin da piccoli che è normale un comportamento del genere. Per esempio: l’ultima volta che sono stato al ristorante, c’era un gruppo di adulti, con rispettivi figli, dotati di cellulare, ma i genitori erano come i figli, non c’era né un dialogo né una conversazione, che solo quella potrebbe lasciare una piccola speranza per la costruzione di un dibattito. E pensare che i genitori dovrebbero dare l’esempio ai propri ragazzi. Loro criticano il fatto che si usi il telefono come babysitter gratuito, ma loro sono i primi ad usufruire di questa possibilità. Dopo usano le scuse: “anch’io devo avere i miei spazi”, “ce l'ho attaccato tutto il giorno, adesso voglio riposarmi”. Ho una domanda, anche se forse tocco un aspetto delicato: perché hanno creato una vita se non riescono a prendersene cura totalmente? La nostra società è danneggiata da loro, adulti sempre meno responsabili che credono di essere in grado di educare un futuro protettore del mondo. La tecnologia ha portato con sé l'amplificazione del sapere ad un pubblico mondiale, certo, ma ha anche portato con sé anche il suo bipolarismo; un esempio sempre più comune è il saper leggere, ma senza capirne il significato, niente di male, ma il problema è che non si ha la voglia di trovarlo e di farselo spiegare. In conclusione penso che la scuola debba cercare il modo giusto di "fare scuola", di istruire, trovare un punto di ancoraggio che si adatti alle esigenze e alle sfide che ogni generazione affronta, in questo caso digitale, la chiave sarebbe trovare come trampoliere il giusto equilibrio nel attingere al cosmo digitale e poi rielaborare le informazioni in autonomia, magari con carta e penna. Ma il digitale ci segue anche a casa nelle nostre vite, e forse è la somma che crea il difetto.
Gabriele Maroli
Leonardo Pietralunga