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I FALSI PRETESTI

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Nell’intervista al vescovo Mounir Khairallah comparsa lo scorso aprile su Avvenire si capisce bene quanto sia difficile la situazione in Libano. Khairallah è un vescovo maronita che guida la diocesi di Batroun ed è una persona molto impegnata per la pace e il dialogo tra le religioni. La sua vita è stata segnata dalla guerra fin da quando era piccolo, perché ha vissuto episodi molto dolorosi, come la perdita dei suoi genitori. Per questo conosce bene cosa significa vivere in un Paese in guerra. Nell’articolo racconta che in Libano la situazione è molto grave. Ci sono bombardamenti, attacchi e tanta violenza. Molte persone muoiono e tantissime famiglie sono costrette a lasciare le loro case per salvarsi. Il vescovo descrive un clima pieno di odio, vendetta e paura. Dice anche che, purtroppo, non si vedono soluzioni immediate e che la situazione sembra molto difficile da risolvere. Nonostante tutto questo, le persone non smettono di sperare nella pace. Anche nei momenti peggiori, molti continuano a credere che la guerra possa finire e che si possa tornare a vivere in modo normale. Secondo me, chi vive in guerra prova soprattutto paura, perché non si sente mai al sicuro. Ogni giorno può succedere qualcosa di brutto e questo rende la vita molto difficile. C’è anche tanta tristezza per le persone che perdono la vita e per le famiglie che vengono separate. Inoltre c’è molta rabbia per tutto quello che succede, ma è una rabbia che si può capire, perché nasce dal dolore e dalla sofferenza. Il vescovo insiste molto su un punto importante: la religione non deve mai essere usata per giustificare la guerra. Nessuna religione dovrebbe portare alla violenza, ma al contrario dovrebbe aiutare le persone a vivere in pace e a rispettarsi. Sono d’accordo con questa idea, perché penso che spesso i conflitti nascono anche dalla mancanza di conoscenza tra persone diverse. Se ci si conoscesse di più, forse ci sarebbero meno pregiudizi e meno litigi. Nell’intervista si parla anche del Papa, che secondo il vescovo è una voce molto importante per la pace nel mondo. Il Papa cerca sempre di invitare le persone alla pace e al dialogo, anche se non tutti lo ascoltano o lo seguono. Però è comunque importante che ci siano persone come lui che provano a unire i popoli. Anche nella vita quotidiana possono esserci momenti di conflitto. Può capitare di litigare con qualcuno, ma non è sempre facile fare pace. A volte l’orgoglio non fa fare il primo passo, però quando si riesce a chiarire ci si sente meglio. Parlare e spiegarsi è il modo migliore per risolvere i problemi, invece di restare arrabbiati. Per costruire la pace dentro di sé bisogna imparare a controllare la rabbia e cercare di restare calmi anche nelle situazioni difficili. È importante pensare prima di parlare, per non dire cose che possono ferire gli altri. Anche chiedere scusa quando si sbaglia è un gesto semplice, ma molto importante. Piccoli comportamenti come questi possono aiutare a vivere meglio con gli altri e a creare più pace, almeno nella vita di tutti i giorni.

 

Matilda Maffezzoni

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