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SOCIAL PERIOLOSI

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Un ragazzo di tredici anni, a Trescore Balneario, ha accoltellato una professoressa. Solo questa frase ha fatto paura a molte persone, ma l'aggiunta: “L’ha fatto mentre faceva una diretta Telegram” ha terrorizzato tutti.La professoressa ora è fuori pericolo in ospedale, dopo la grave ferita ricevuta dal ragazzo, che faceva una diretta con i suoi “amici”. Amici che aveva già da molto tempo, che lo hanno aiutato a far crescere l’odio poi sfogato contro la prof. L’adolescente aveva un gruppo con questi “ragazzi” ed ogni volta che egli si esprimeva, probabilmente loro lo incoraggiavano e lo convincevano delle sue idee, fino a creargli un mondo attorno dove uccidere la sua prof era “giusto”. Ma erano veramente suoi amici? Avevano veramente intenzione di portarlo a quel gesto? Volevano veramente vederlo far soffrire la prof o volevano vedere soffrire lui stesso? Gli amici sui social non sono sempre amici. Non ti vedono in faccia e non capiscono che stai soffrendo. Se l’avessero visto, forse avrebbero capito gli effetti di ciò che scrivevano. Magari non andavano neanche a scuola con lui e non volevano la prof gravemente ferita, forse attraverso quei messaggi volevano vedere lui soffrire, forse sotto sotto lo odiavano: un odio così poco profondo da nascondersi dietro uno schermo e vederlo soffrire attraverso delle notifiche. Degli amici reali gli avrebbero fatto vedere, secondo me, il mondo con gli occhi della coscienza, non come i social, che ti mettono davanti video violenti e ti convincono, a volte, di idee che non sono veramente tue. Sono idee false, come il pensiero che la gravità delle tue azioni cambi in base all’età. Forse questo ragazzo non era umiliato. Forse aveva degli amici o persone che lo potevano aiutare, ma lui non le voleva. Forse voleva solo stare da solo, vivere le emozioni incontrollabili con se stesso. Forse non voleva davvero uccidere i suoi genitori, cosa che appunto non ha fatto. Forse, sotto sotto, l’azione non era voluta. L’ha influenzato Telegram e i ragazzi che gli hanno scritto. Lo so che potrebbe sembrare esagerato, ma secondo me c’è un forte legame tra i social e il tentato omicidio della prof. I social prendono una parte della tua vita e la modificano. Oggi bisogna ascoltare la parte che teniamo nascosta ai social, o almeno, quello che pochi tengono nascosto. Si espone tutto al modo, come se dietro quello schermo ci fosse qualcuno che ti capisce. Forse prima di ora non ci siamo accorti, almeno non tutti, di quanto i social ci perseguitino fino a modificare le nostre opinioni. Ma ora abbiamo visto come dei messaggi possano portare all’impossibile. I punti di vista da esplorare, ovviamente, sono tanti, ma sicuramente il mondo social ha giocato un ruolo importante in questa vicenda.

Matilde Tininini

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