top of page

NELLE OMBRE DELLA MENTE

ombre-della-mente-181789.webp

Il 25 marzo 2026, in provincia di Bergamo, un ragazzo tredicenne ha accoltellato la sua professoressa di francese colpendola al collo e al torace. La donna è stata trasportata con l'elisoccorso in codice rosso in ospedale, dove ha subito un delicato intervento chirurgico e una trasfusione immediata, perché aveva perso molto sangue. Qualche giorno dopo, la professoressa ha scritto una lettera dove racconta il suo pensiero e dice che vuole perdonare il ragazzo nonostante quello che ha compiuto. Il pensiero del ragazzo di uccidere la sua professoressa non era impulsivo, bensì organizzato: infatti, in una lettera di Telegram, ha scritto che ha passato giorni interi a pianificare il colpo perfetto al momento giusto. E quel momento è arrivato. Il ragazzo ha accoltellato la sua professoressa perché era convinto che lei lo prendesse di mira e lo umiliasse davanti ai suoi compagni di classe. Perciò, il 25 marzo, è arrivato a scuola indossando un paio di pantaloni mimetici e una maglietta bianca con la scritta “vendetta”. La scelta dei vestiti non era casuale: infatti, ha detto che ha scelto di vestirsi in quel modo per sentirsi un soldato che andava a combattere per riottenere i suoi diritti. Inoltre, appeso al collo, aveva il suo telefono, perché stava registrando l'aggressione per poi postarla su Telegram, così i suoi “amici” virtuali avrebbero visto che aveva eseguito tutto quello che aveva scritto nella lettera qualche giorno prima dell'aggressione. Secondo me, al ragazzo è venuta in mente questa terribile idea mentre si sfogava con i suoi “amici” virtuali contro la professoressa: quando parlo con una persona che ascolta la mia rabbia e la nutre, è ovvio che quel sentimento dentro di me raggiunga le stelle. Io, però, resto lucida e non mi verrebbe mai da pensare di accoltellare qualcuno, proprio perché cerco di controllarmi.La cosa strana è che alla fine di tutta questa vicenda, la prof ha deciso di perdonare questo ragazzo perché voleva dargli un'altra possibilità. Se io fossi stata nella prof, avrei fatto fatica a perdonarlo perché, dopo questa azione, avrei totalmente perso la fiducia in lui. Il ragazzo, secondo me, ha voluto condividere il gesto con i suoi “amici” online per far capire loro che con lui non devono scherzare, perché hanno visto di cosa è capace. Sempre nella lettera che ha pubblicato, ha scritto esplicitamente che chiunque lo avesse preso in giro avrebbe subito lo stesso trattamento che aveva riservato alla professoressa. Inoltre, ha scritto che lui non ha amici reali perché tutti gli studenti lo considerano strano e insopportabile e preferiscono stargli alla larga, mentre alcune persone sui social sono sue amiche. Non credo che questi individui siano tutti ragazzi, perché penso che dietro gran parte degli schermi ci siano degli adulti che fanno finta di essere ragazzi e che lo abbiano convinto ad accoltellare la sua professoressa: questo ragazzo non ha mai visto per davvero le persone che stanno dietro agli schermi e che lo seguono. Visto che l'alunno non ha ancora quattordici anni, non può andare in carcere, quindi, i servizi sociali lo hanno separato dai suoi genitori e lo hanno portato in una comunità, che è simile ad un carcere.Secondo me i servizi sociali hanno fatto bene a portare il ragazzo in una comunità, perché così avrà molto tempo per pensare all'azione che ha commesso e potrà essere aiutato dagli psicologi ad imparare di nuovo l'educazione per commettere più atti come questi.

Sofia Bolsieri

bottom of page