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VISIONE E LEADERSHIP

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L’imprenditore è una figura fondamentale dell’economia. È la persona che avvia un'attività, investe capitale e organizza le risorse per produrre e scambiare beni o servizi, assume il rischio legato all'investimento di tempo e denaro in un'attività potenzialmente incerta al fine di produrre o scambiare beni o servizi. L'imprenditore deve avere visione, doti di leadership, capacità di pianificazione e di gestione. Esistono vari tipi di imprenditore. Quello commerciale è colui che svolge attività come l'industria, il commercio, i trasporti o i servizi. Ha specifici obblighi, tra cui l'iscrizione al Registro delle imprese e la tenuta delle scritture contabili. L’ Imprenditore agricolo invece è chi svolge attività legate alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all'allevamento del bestiame e alla pesca. Ha un regime giuridico più semplice, non essendo soggetto ad alcuni obblighi previsti per l'imprenditore commerciale, come l'iscrizione al Registro delle imprese e la soggezione al fallimento. Oltre a questa distinzione fondamentale, gli imprenditori possono essere classificati anche in base al criterio quantitativo: il piccolo imprenditore, include chi, anche se svolge un'attività commerciale o agricola, lo fa con determinate caratteristiche. Le figure tipiche sono artigiani, coltivatori diretti e piccoli commercianti. Sono soprattutto persone che esercitano un'attività professionale organizzata, prevalentemente con il proprio lavoro e quello dei membri della famiglia. Invece gli imprenditori medio grandi sono tutti gli altri che non rientrano nella definizione di piccolo imprenditore, soggetti a maggiori obblighi (es. tenuta delle scritture contabili obbligatorie). Un altro criterio è quello personale: individuale, se l'attività è esercitata da una singola persona fisica, o collettivo se è esercitata da più persone, come nelle società.Per diventare imprenditore è consigliato frequentare, come scuola secondaria di primo grado, economia, finanza e marketing. Quest'ultima è il percorso di studi che intraprenderò perchè per fare il lavoro dei miei sogni è necessario che conosca le contabilità, i bilanci, la finanza, il marketing, il diritto commerciale e tributario, e l'uso di software gestionali (come Excel) per l'analisi dei dati e la redazione di documenti aziendali, acquisendo competenze pratiche per lavorare in uffici contabili, studi professionali o proseguire all'università in ambiti economici e giuridici come ad esempio Economia Aziendale, Ingegneria Gestionale o Marketing. Come master (corsi post-laurea) c’è la possibilità di intraprendere quello in Business Administration o in Imprenditorialità e Innovazione. La figura dell’imprenditore è cambiata profondamente nel corso della storia. Nel Medioevo l’imprenditore era principalmente un mercante, cioè qualcuno che acquistava e vendeva merci ricavando un profitto dalla loro compravendita. A partire dal XVII secolo, però, l’imprenditore-mercante cominciò a reinvestire i propri guadagni non solo nel commercio, ma anche nell’acquisto di attività produttive artigianali e in operazioni di tipo finanziario. In questo modo nacquero nuove figure: quella dell’imprenditore-produttore, impegnato nella produzione di beni, e quella dell’imprenditore-bancario, legata alle attività creditizie.La figura dell’imprenditore-capitalista si affermò alla fine del XVIII secolo grazie alla rivoluzione industriale. Durante il Settecento, infatti, il modo di produzione subì una trasformazione radicale: il vecchio sistema artigianale, in cui l’imprenditore-artigiano era allo stesso tempo proprietario dei mezzi di produzione e lavoratore, fu sostituito dal modello capitalistico. Il centro della produzione non fu più la bottega dell’artigiano, bensì l’opificio, cioè la fabbrica dell’imprenditore-capitalista.Con la diffusione dell’opificio cambiarono anche i fattori produttivi. Nella bottega l’artigiano rappresentava sia il lavoro sia il capitale, mentre nella fabbrica i due elementi si separarono nettamente. Da una parte c’erano i lavoratori che offrivano la propria forza lavoro in cambio di un salario; dall’altra i capitalisti che mettevano a disposizione i mezzi di produzione. Si formarono così due classi socio-economiche opposte. Durante la rivoluzione industriale la figura del capitalista coincideva con quella dell’imprenditore: chi possedeva il capitale era anche colui che organizzava il processo produttivo, si assumeva il rischio d’impresa e riceveva il profitto come reddito residuale.Successivamente, però, imprenditore e capitalista iniziarono a differenziarsi. In una fase più avanzata dello sviluppo economico il capitalista divenne semplicemente colui che offriva il proprio capitale all’imprenditore, ottenendo in cambio un reddito fisso sotto forma di interesse. L’imprenditore moderno, invece, venne definito come colui che svolge una funzione di intermediario tra i proprietari dei fattori produttivi, cioè capitalisti e lavoratori, e si occupa di organizzarli nel modo più efficiente possibile per produrre beni e servizi.Imprenditore in Italia. Nell'attuale legislazione italiana, si considera imprenditore colui che esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi. Tale definizione permette di riconoscere lo status di imprenditore sia al produttore e sia al commerciante. È invece escluso lo speculatore dall'attuale figura giuridica di imprenditore.L'Italia è prima in Europa per numero di imprenditori: 4.8 milioni nel 2021, avvicinandosi ai 5 milioni nel 2025. Le persone che praticano questo lavoro sono aumentate del 16% negli ultimi 25 anni. Bisogna considerare che le microimprese costituiscono la maggioranza, con circa 4 milioni di imprese con meno di 10 dipendenti. Per me diventare imprenditore significherà avere il coraggio di trasformare un’idea in qualcosa di concreto. Non è solo una questione di soldi, ma soprattutto di mentalità, capacità personali e passioni. Un imprenditore è una persona che sa vedere opportunità dove gli altri vedono difficoltà e che è disposta a impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi.Una delle caratteristiche più importanti è la determinazione. Un imprenditore non si arrende facilmente davanti agli ostacoli (incertezza del mercato e concorrenza, difficoltà nell'accesso ai finanziamenti, problemi di liquidità e gestione del flusso di cassa, complessità burocratiche e normative,) ma cerca soluzioni e impara dagli errori. È fondamentale anche la responsabilità, perché ogni decisione ha delle conseguenze e bisogna saperle affrontare. Inoltre servono creatività e spirito di iniziativa, per trovare idee nuove e distinguersi dagli altri.Tra le capacità più utili ci sono la capacità di organizzarsi, di gestire il tempo e di lavorare con le persone. È importante saper comunicare, ascoltare i clienti e collaborare con gli altri. Anche la voglia di imparare è essenziale, perché il mondo cambia continuamente e un imprenditore deve essere sempre pronto ad aggiornarsi.Un ruolo fondamentale lo hanno le passioni. Fare impresa richiede impegno e sacrifici, quindi è molto più facile riuscirci quando si lavora su qualcosa che piace davvero. La passione dà energia, motivazione e rende il lavoro meno pesante, anche nei momenti difficili.Essendo un’adolescente, riconosco di avere alcune doti importanti per diventare imprenditrice. Sono curiosa, ho voglia di scoprire e non ho paura di mettermi in gioco. Mi piace osservare ciò che mi circonda e immaginare come migliorarlo. Da questa scelta mi aspetto di essere più autonoma, sviluppare un pensiero strategico, affrontare e risolvere problemi complessi, prendendo decisioni rapide e ponderate e sviluppare resilienza e flessibilità (adattarsi ai cambiamenti del mercato, rialzarsi dopo i fallimenti e gestire l'incertezza con ottimismo)Ho anche il vantaggio di essere giovane: posso fare esperienza, con progetti piccoli, sbagliando, commettendo piccoli errori ma capendo lezioni grandi (Progetti piccoli = errori piccoli = lezioni grandi).Fortunatamente ho il privilegio di conoscere molti piccoli imprenditori: mio papà e suo cugino Diego Redini sono soci e amministratori di Caprioli S.S (Società Semplice) Società Agricola, un'azienda di mucche da latte. Questa società è storica, però ha avuto una svolta quando mio papà, dopo aver smesso di lavorare in banca, insieme a mio zio, hanno deciso di allargarla; la società ha subito un enorme cambiamento e degli ottimi risultati. Fin da quando ero piccola ho capito che svolgere questo lavoro è uno stato mentale, uno stile di vita: non si è imprenditore solo per le ore di lavoro, ma per tutta la vita; si vive con una mentalità focalizzata sul continuo miglioramento, sull’adattamento e sull’opportunità. L’imprenditore sa che, nel bene e nel male, ogni scelta che fa ha delle ripercussioni sul futuro, e quindi l’imprenditoria diventa una sorta di filtro attraverso il quale vediamo il mondo.Essendo cresciuta con un esempio di imprenditore in casa, ho molto chiaro il valore dell'impegno, del sacrificio ma anche dei soldi.Un'altra persona in cui mi posso rispecchiare è mio zio Zanchi, socio e amministratore di una SNC (Società in Nome Collettivo): è un artigiano che usa come materia prima in corno bovino dall’Africa, di bufalo dall'India per realizzare accessori di abbigliamento, di pelletteria, bijoux, semilavorati per bottonifici, coltelleria e lastrine per coltelleria, occhialeria e accessori moda.La storia della sua azienda mi affascina particolarmente: la ditta Zanchi nasce dalla passione di Giovanni Zanchi per l'artigianato, iniziata nel tentativo di ricostruire un pesciolino di corno rotto. Nel 1950, grazie a Beduschi Margherita, nonna degli attuali proprietari, l'azienda prende forma, con Giovanni che inizia a lavorare le corna e a creare oggetti per la casa dal 1949. Nel 1952 nasce ufficialmente l'azienda, che si specializza in articoli da regalo e partecipa alle fiere di Milano. Con l'arrivo dei prodotti cinesi, la domanda per questi articoli diminuisce, e i figli decidono di adattare la produzione a oggetti più piccoli e lussuosi.Questa storia mi ha trasmesso il messaggio di avere “un occhio di riguardo” verso l’ambiente: la sua ditta è un esempio perché tutte le materie prime sono recuperate dagli scarti dell’industria alimentare, permettendo così l’utilizzo di materiali che altrimenti andrebbero sprecati.Uno stretto amico di famiglia è Stefano Chiesa, socio e amministratore di una SRL (Società a responsabilità Limitata) che si occupa di trasporti, conto terzi e noleggio veicoli. Lui mi ha insegnato che i soldi non sono un concetto astratto ma concreto e, purtroppo, troppo spesso mancano, concetto difficile da comprendere, ma reale.Questi sono solo alcuni esempi delle realtà che sono vicino a me tutti i giorni. Inoltre da quando ho avuto Spotify ho sempre ascoltato nel tempo libero dei podcast riguardanti argomenti che mi interessano: quello di Buffett (imprenditore ed economista statunitense) è quello che mi ha colpito maggiormente. A 11 anni ha iniziato a investire in Coca Cola, Apple e American Express. Ora possiede 100 miliardi di euro. Ho capito che è difficile fare soldi ed è importante saperli gestire. Bisogna investire su aziende solide, che dureranno nel tempo: il tempo è alleato non nemico, non bisogna mai farsi condizionare dalle oscillazioni di breve periodo perché è proprio lì che si muovono le paure e l’avidità negli altri.L’imprenditore non subirà un cambiamento radicale come sta avvenendo per altre professioni, ad esempio i cassieri, gli impiegati d’ufficio, gli addetti ai parcheggi o i bibliotecari, che sono più facilmente sostituibili dall’automazione e dall’intelligenza artificiale. Questo lavoro rimarrà anche se il modo di lavorare cambierà attraverso il supporto delle nuove tecnologie. Per me è probabile che l’AI venga utilizzata come strumento di supporto in diversi ambiti, come l’analisi dei dati, il marketing, la contabilità e l’assistenza clienti, rendendo i processi più rapidi ed efficienti. Tuttavia la tecnologia da sola non è sufficiente a garantire il successo di un'impresa, infatti è fondamentale che le competenze si sviluppino anche nel ramo umanistico. Discipline come la psicologia rivestono un ruolo chiave, soprattutto nel marketing: studia il comportamento umano per creare strategie che comprendano e influenzano i consumatori, analizzando motivazioni, bisogni e processi decisionali per costruire connessioni emotive, personalizzare messaggi stimolando l'azione d'acquisto, portando a campagne più efficaci, fidelizzazione e profitti. Infine, esistono competenze che le macchine non possono sostituire. Visione, creatività, etica, leadership, empatia e capacità di motivare le persone sono qualità profondamente umane, indispensabili per guidare un’impresa e prendere decisioni responsabili. L’imprenditore del futuro, quindi, dovrà saper integrare l’intelligenza artificiale con queste competenze umane, trasformandola in un alleato e non in un sostituto.

 

Gioia Zanoni

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