DIETRO LA TRAGEDIA

Uno studente tredicenne, della scuola media “Leonardo Da Vinci”, a Bergamo, la mattina del 25 marzo 2026, prima delle lezioni, cammina per i corridori della scuola, cercando la prof di francese, con uno scopo ben preciso: vendicarsi. Questa notizia sta girando in modo preoccupante. La prof è stata accoltellata in due punti del corpo, alla gola e all’addome.la storia che c’è dietro a questo gesto non è del tutto chiara. Si dice che ci siano stati avvenimenti che hanno mosso in lui questa rabbia: un voto più basso di quello che lui era convinto di meritare, vissuto come una grande ingiustizia, e una lite tra compagni, nella quale la prof aveva difeso l’altro compagno facendolo sentire umiliato davanti a tutta la classe. Tuttavia, i suoi compagni ripetono che il suo rancore verso la prof di francese non fosse recente, quindi, secondo me, il voto e la discussione sono le gocce che hanno fatto traboccare il vaso. Quello che mi stupisce è quanto deve essere stato freddo e distante questo ragazzo per arrivare al punto di tentare di uccidere una persona. Il punto chiave sul quale bisogna soffermarsi è quello che è nato dentro al ragazzo prima di tentare l’omicidio. Dentro al tredicenne è nato l'odio, un sentimento profondo di avversione per qualcuno spesso accompagnato dal desiderio di far male o, addirittura, di uccidere la persona. Non si può frenare l’impulso di avversione, ma si può imparare a controllare le reazioni. Come si fa a gestirle? Per impedire alle emozioni di avere la meglio su di noi dobbiamo avere gli strumenti giusti per maneggiarle. I mezzi ce li danno la scuola e la casa, la scuola, per esempio, attraverso attività, gestite da insegnanti, come “Life Skills Training”, a casa il controllo sulle reazioni si allena anche con semplici discussioni tra fratelli e sorelle. Una domanda importante è: Perché nessuno si è accorto di quello che stava succedendo dentro di lui? Genitori assenti? Insegnanti assenti? Adulti assenti? Secondo me i genitori di questo ragazzo non sono stati abbastanza attenti da percepire i segnali del figlio, perché episodi così estremi non nascono all’improvviso. Siccome nella stanza del figlio è stato trovato dell’esplosivo, deduco che i genitori non controllino la sua stanza e nemmeno quello che acquista. La parte più agghiacciante è che il ragazzo, quando ha tentato l’omicidio, era in diretta Telegram e ha detto “adesso vedrete di cosa sono capace”. Le domande che mi sorgono spontanee sono, a chi stava parlando? Cosa voleva dimostrare filmandosi?Ci deve essere stato un pubblico, quindi, potrebbe esserci stata una conversazione o una pianificazione dell’omicidio con qualcuno, secondo me, i genitori dovevano controllare il telefono del ragazzo, perchè, soprattutto nella fase adolescenziale, nella quale si è più vulnerabili, è molto pericoloso, oppure stava parlando alla platea, cercando di soddisfare il bisogno di mettersi in mostra. Anche ai genitori può sfuggire un dettaglio, ma questi particolari a volte, come in questo caso, fanno la differenza.
Dea Pescatori