IL CONFINE

Il confine invisibile tra educare e ferire.
Cosa significa davvero educare un minore? Educare un minore, oggi, significa scegliere di andare controcorrente rispetto a una cultura dell’indifferenza che nasce spesso da paura, stanchezza ed egoismo. Ci si chiude nei propri bisogni immediati e si dimentica che il futuro non è un’astrazione: si costruisce, concretamente, a partire dalla cura .Educare significa aiutare una persona a scoprire e sviluppare la parte migliore di sé: talenti, capacità, abilità e potenzialità. Esiste un “modello” di genitore perfetto?
Non esiste un genitore “perfetto”. Il genitore deve essere colui che educa, orienta nelle scelte, sostiene senza manipolare/influenzare, accompagnando il figlio nella costruzione di una visione autonoma del mondo. “Educare è seminare pazienza”: la figura del seminatore è radicalmente opposta alla logica del risultato immediato, perché chi educa sa che i frutti non si vedranno subito e accetta la frustrazione di un tempo lento, fatto di tentativi, ricadute, ripartenze. Dove finisce l'educazione e inizia l'abuso? Il confine è tracciato dalla dignità e dalla sicurezza.
Educazione: Ha come obiettivo la comprensione dell'errore. La "punizione" (o meglio, la conseguenza) è proporzionata, spiegata e priva di umiliazione.
Abuso: Inizia quando il mezzo utilizzato serve solo a sfogare la frustrazione dell'adulto o a ottenere un'obbedienza cieca tramite la Quant'è difficile essere un genitore? È immensamente difficile, specie in contesti di isolamento sociale. Tuttavia, la difficoltà non giustifica mai la pericolosità. Qui entra in gioco il ruolo della comunità e dei vicini: l'indifferenza uccide, mentre la segnalazione della vicina è stata un atto di civiltà che ha salvato quel bambino.
Perché ci sentiamo così “grandi”, da abusare del nostro potere?
L'abuso nasce spesso da una profonda fragilità interna. Chi abusa del proprio potere (genitoriale o meno) solitamente non sa gestire le proprie emozioni (rabbia, impotenza, stress) e usa la prevaricazione sul più debole per sentirsi di nuovo "in controllo".
Saccenti Marco
Jurca Maya Anamaria
Malagola Federico