DAL CASSETTO DEI RICORDI

Forse alcuni nonni non si ricordano la scuola, perché continuare il percorso di studio dopo le elementari significava essere privilegiati. Tante volte dico a me stesso che la mia vita non mi piace, ma non penso mai alla mia fortuna rispetto a quella dei miei bisnonni o a quella di tanti bambini d'oggi. Tanti di noi sprecano queste opportunità, chissà, invece, come tanti di loro loro vorrebbero essere al nostro posto. La scuola non esisteva dopo la scuola elementare, o meglio, si pensava a: ricco=studio, povero=lavoro. Infatti, già alla mia età si lavorava, perché il bambino era un peso per la famiglia, era necessario che lui contribuisse allo sviluppo economico della famiglia. Un mondo alla rovescia. Io sto dando per scontato che i nonni preferiscano questa scuola alla loro, ma forse non è così. E io cosa avrei preferito se avessi avuto la libertà di scelta? Questo era lo scopo della nostra “intervista” sottoposta agli ospiti della RSA di Bozzolo. Perché le loro testimonianze sono un patrimonio dell’umanità. Abbiamo discusso sulle caratteristiche della scuola, che a noi sembrano surreali, ma allora erano normali. Ad esempio: se non si rispettava il contesto scolastico si veniva picchiati ed espulsi, e solo chi era ricco continuava il percorso scolastico dopo le elementari. Il maestro era la figura chiave della scuola, infatti, nel libro che stiamo leggendo in classe: “La guerra dei bottoni” il gruppo di ragazzi, mentre si spoglia prima di una battaglia con il paese rivale, uno di loro afferma: “ Speriamo che il maestro non ci veda!” Esso veniva visto come un padre. Per me è impensabile avere a pari livello il rapporto con il prof. e con mio papà, perché con mio padre sono più intimo. Invece, 80 anni fa, si aveva paura del padre, perché era la figura che doveva far rispettare le regole della casa, forse anche con metodi un po’ sbagliati, dal mio punto di vista. Perché usare la violenza era normalità, anche quotidianamente. Questo comportava che il messaggio che arrivava al bambino, fin da piccolo, era: è giusto usare la violenza. Un’altra differenza che mi ha colpito è che c’era l’uso obbligatorio del grembiule uguale per tutti, differenziato solo tra maschi e femmine. Questo limitava la libertà del bambino, perché il modo in cui ci vestiamo rappresenta la nostra identità, che se ci viene tolta non siamo più noi stessi. Personalmente penso che se mia mamma decidesse lei il mio vestiario tutti i giorni non mi rappresenterebbe, l’aspetto con cui voglio apparire agli altri è molto diverso da quello che mia mamma vorrebbe, perché i miei vestiti hanno una personalità, parlano di me. Quelli che sceglierebbe mia mamma, parlerebbero di lei. Rifletto sul fatto che un bambino fosse visto uguale ad un altro, e non si lasciasse, per l’appunto, scegliere liberamente. Mi chiedo se sia positivo o negativo? Perché oggi, all’assurdo, si giudica una persona se uno veste o meno firmato. Confrontando i due punti di vista, capisco che l’evoluzione non necessariamente ci migliora, può sia avere miglioramenti sia avere riscontri negativi. Un netto miglioramento è stata l’obbligatorietà del percorso scolastico fino ai 16 anni, anche se ancora tanti non la sfruttano. Anche chi non è benestante può continuare il percorso scolastico. Invece, fino a pochi anni fa, chi aveva avuto la fortuna di nascere in un contesto favorevole proseguiva gli studi, ma non è e non è mai stato corretto perché non siamo noi a scegliere la famiglia. È la natura che decide. E per fortuna, perché certi grandi successi provengono da famiglie poverissime, perché se uno è povero non necessariamente è ignorante. Perché il caso non esiste. Forse, le coincidenze. La nostra vita non dipende solo da noi, o meglio, dipende da chi incontriamo durante il nostro percorso scolastico. Io penso che un momento molto importante è la scelta della scuola superiore, anche se noi non siamo ancora pronti per scegliere il nostro progetto di vita. Adesso, quasi sempre, sono i genitori che scelgono per il ragazzo. Probabilmente perché lo vedono ancora come il ”loro piccolo”. Anche se non lo è più, adesso è il ”loro adolescente”. Invece, i nonni, venivano ritenuti adulti troppo presto, pronti per lavorare e conoscere la società. Infatti, i nonni sostengono che quando terminiamo la quinta elementare abbiamo un livello di conoscenza pari al loro in terza elementare. Questa è l’evoluzione. Adesso il livello di apprendimento è più lento; mio cugino, che frequenta la terza elementare, conosce a malapena il corsivo. Forse perché non riesce ad impararlo, oppure non gli è stato ancora insegnato. Voto per la seconda. Con questo stiamo rischiando che i bambini perdano la voglia di studiare. Perché, chi vorrebbe imparare in quinta elementare una modalità di scrittura? Mi prendi per stupido! Loro non erano pronti per affrontare le problematiche del mondo. Però conoscevano la vita più di chiunque altro. Anche se la matematica o l’italiano non erano molto sviluppati. Però, se gli facevi una domanda riguardante la manualità, il concreto, sapevano risponderti precisamente, perché era un mondo più concreto. Per alcuni è un difetto che si sia persa la manualità, per altri è un vantaggio, per i nonni? Per me? È un peccato. Se noi perdiamo la concretezza, che mondo diventerà? Se nessuno sarà in grado di cambiare una semplice lampadina, sarà un mondo pigro. Se nessuno è pratico, perché sono le macchine a fare le azioni manuali, quale sarà il vero lavoro?
Gabriele Maroli