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OPPORTUNITÀ O DIVIETO?

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Agli under 15, che fino ad ora hanno dichiarato età falsa, sarà vietato l'utilizzo di TikTok e Instagram. Questa proposta viene descritta come equilibrata, perché tratta un tema delicatissimo: la sicurezza dei minori online. L’obiettivo principale è proteggere i ragazzi e le ragazze che hanno meno di 15 anni dai pericoli che imperversano sui social. Se i baby influencer, che attualmente sono sfruttati economicamente, si vogliono iscrivere, dovranno avere il consenso degli adulti. Al giorno d’oggi, molti ragazzi passano ore al cellulare, sui social, e questo può far loro dimenticare la vita sociale. Inoltre, sui social ci sono video aggressivi o violenti che possono causare ansia, stress e disturbi. In fondo la tecnologia non è né buona né cattiva, dipende da come la usiamo. Dobbiamo imparare a usarla per migliorare la nostra vita, senza farci dominare. La scuola e i genitori hanno un ruolo importante nell'educare noi giovani a un uso sano e responsabile dei social, perché la vera sfida non è bloccare la tecnologia, ma imparare a convivere con essa in modo positivo. Anche se non sempre i “grandi” educano con il loro esempio. È fondamentale trovare un equilibrio tra il mondo virtuale e quello reale, per non perdere di vista ciò che è veramente importante. La tecnologia può essere un potente strumento per imparare, creare e connetterci con gli altri, ma può anche diventare un ostacolo se non la usiamo con consapevolezza. Gli adulti dovrebbero insegnare ai giovani a essere critici e selettivi nel loro uso dei social, a non credere a tutto ciò che vedono online e a non confrontarsi con gli altri in modo malsano. Dovremmo anche incoraggiarli a coltivare le relazioni reali, a uscire e a vivere esperienze nel mondo fisico. Perché alla fine, la vita è fatta di momenti e di persone, non di like e di follower.Ma come possiamo raggiungere questo equilibrio? Innanzitutto, dobbiamo essere consapevoli dei rischi e delle opportunità che la tecnologia offre. Dobbiamo capire che i social possono essere un potente strumento per la comunicazione e la condivisione, ma anche un luogo dove si possono trovare contenuti dannosi e persone con intenzioni maligne. Dovremmo insegnare ai giovani a riconoscere i segni di allarme, a non condividere informazioni personali e a non accettare richieste di amicizia da sconosciuti. Dovremmo anche incoraggiarli a parlare apertamente con gli adulti, a dirgli se qualcosa li preoccupa o li fa sentire a disagio. E, infine, dobbiamo ricordare che la tecnologia è uno strumento, non un fine. Non dobbiamo lasciarci dominare da essa, ma usarla per migliorare la nostra vita e quella degli altri. Perché, alla fine, ciò che conta è come viviamo, non come ci presentiamo online. 

 

Camilla Araldi 

Anastasia Fereseoariu

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