IL PERICOLO DI RESTARE A GUARDARE: UNA DOMANDA ANCORA APERTA

Tutto è iniziato dalla lettura di un testo intitolato “Il marchio dell’invisibile”. Questo racconto parla di un uomo che, per motivi legati alla sua pericolosità, riceve un simbolo di pena, qualcosa che possiamo paragonare alla nostra prigione ma in modo diverso perché, con quel marchio, non è più socialmente accettabile per un determinato periodo di tempo. Attraverso questa storia abbiamo iniziato a riflettere grazie alle domande poste dalla professoressa, arrivando così a parlare della Seconda guerra mondiale e di come spesso le persone vengano escluse, giudicate o ignorate dagli altri. Successivamente abbiamo avuto uno stimolo di dibattito grazie alla professoressa Magosso, che ci ha mostrato un’immagine: l’entrata del Binario 21. Per chi non lo sapesse, il Binario 21 è un luogo utilizzato durante la Seconda guerra mondiale per deportare gli ebrei da Milano verso campi di concentramento come Auschwitz-Birkenau. All’ingresso è presente una scritta enorme: INDIFFERENZA. Questa parola ci ha colpito subito e ci siamo chiesti: perché proprio questa scritta e non altre? Abbiamo spostato poi la nostra riflessione su Liliana Segre, donna che ha voluto lasciare un messaggio molto forte, quasi una provocazione rivolta a tutti, anche alle generazioni di oggi. Una frase molto nota della Segre è infatti: “L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa”. Questa frase cerca di lasciare un segno profondo perché fa capire che, a volte, il non fare nulla può essere grave quanto compiere direttamente un’ingiustizia. È proprio questo l’aspetto che ci ha colpito maggiormente, perché l’indifferenza può diventare l’arma peggiore che qualcuno possa usare. Spesso pensiamo che l’indifferenza significhi semplicemente “non partecipare”, ma in realtà può diventare qualcosa di molto più pericoloso. La storia della Seconda guerra mondiale ci insegna che molte ingiustizie sono cresciute anche grazie al silenzio delle persone, di chi vedeva ma sceglieva di non intervenire, di chi preferiva far finta di nulla per paura, comodità o disinteresse.
È proprio questo che rende la parola INDIFFERENZA così forte ancora oggi: non riguarda solo il passato, ma anche il presente. Anche nella nostra quotidianità possiamo assistere a episodi di esclusione, discriminazione o bullismo e decidere se ignorarli oppure prendere posizione. Per questo il messaggio lasciato da Liliana Segre non è soltanto un ricordo storico, ma un invito concreto a non restare in silenzio davanti alle ingiustizie. Ma noi, oggi, avremmo davvero il coraggio di scegliere da che parte stare?
Anna Barbiani e Andreea Olaru.