LA RIVOLUZIONE SILENZIATA


Fino alla Rivoluzione islamica, Iran e Israele erano stretti alleati strategici, con forti legami militari, di intelligence e commerciali. Entrambi facevano parte del blocco filo-occidentale in funzione anti-sovietica.Tutto cambia nel febbraio del 1979, quando la rivoluzione guidata da Ruhollah Khomeini trasforma radicalmente il Paese e rompe completamente i rapporti con Israele, dando inizio a un’ostilità ancora in atto. Con la rivoluzione islamica si segna il passaggio da una dittatura monarchica, filo-occidentale, a una teocrazia autoritaria basata sulla legge islamica.Prima il paese era governato da una monarchia autocratica e il potere supremo era nelle mani dello Scià, Mohammad Reza Pahlavi, ora invece si parla di teocrazia. Viene introdotto il concetto di Velayat-e Faqih, governo del giurista islamico. Il potere ultimo non spetta al popolo o a un re, ma a Dio, rappresentato in terra da un’autorità religiosa.Si costituisce in questo modo una struttura di governo unica al mondo,dove le Istituzioni elette dal popolo sono sottomesse a istituzioni religiose non elette, il doppio binario.Quindi, la guida spirituale eletta dall'Assemblea degli Esperti, composta da chierici, e non da cittadini, è la figura più potente che controlla le forze armate, nomina i vertici della magistratura e dei media di stato. Presidente e parlamento sono eletti dal popolo, ma devono essere approvati dal Consiglio dei Guardiani che può rifiutare la candidatura di un membro eletto se considerato non sufficientemente “religioso”.Prima del 1979, il sistema legale era ispirato a codici europei, soprattutto a quello francese, dopo la Rivoluzione invece legge islamica è diventata la base del diritto civile e penale.Il nuovo regime teocratico ha imposto una rigida interpretazione della Sharia, causando grandi limitazioni a diritti essenziali che in passato erano liberamente esercitati.Le donne sono passate da una condizione di crescente emancipazione a una forte sottomissione legale e sociale.Il regime khomeinista infatti ha tolto loro il diritto di voto ed ha introdotto l'obbligo del velo.Mentre l'uomo ha acquisito il diritto di divorziare dalla moglie in qualsiasi momento, senza presentare una giustificazione; alle donne invece è permesso solo in rari casi, dopo aver dimostrando gravi colpe del coniuge come il mancato sostenimento, l'abuso e l'assenza prolungata.Inoltre la custodia e l’affidamento dei figli, nella maggior parte dei casi, passa direttamente al padre o al nonno paterno.L'età legale per i matrimoni è stata abbassata inizialmente a 9 anni, poi alzata a 13, ma con possibilità di eccezioni.Sempre alle donne è stata vietata la professione di giudice, considerando che in giudizio la loro parola vale la metà di quella di un uomo, ed anche le leggi sull’eredità sono diventate discriminatorie.È stato persino vietato loro di andare in bicicletta, cantare o ballare da sole in pubblico.Per sorvegliare il comportamento pubblico dei cittadini, è stata istituita nel 2005 una forza speciale (Gasht-e Ershad o Polizia Morale iraniana), che si assicura che l'abbigliamento e le interazioni tra i sessi rispettino i precetti religiosi, pattuglia le città su camionette, potendo fermare, interrogare o arrestare chiunque, in particolare le donne, sia ritenuto in violazione delle norme.Ma com’è possibile che una popolazione già abituata al “vivere civile” democratico, abbia vissuto questo progressivo imbarbarimento?Non bisogna dimenticare che tutte le rivoluzioni nascono da un malcontento del popolo, non tutte le classi sociali vivevano bene ai tempi dello Scià.In quell’epoca c’erano grandi disuguaglianze economiche, mancavano libertà politiche che avrebbero potuto minacciare di sovvertire il potere e molti vedevano l’influenza occidentale come qualcosa di imposto, sentivano il loro Paese quasi come “svenduto” allo sfruttamento economico occidentale.Per questo, molte persone, soprattutto nei contesti più tradizionali, hanno sostenuto la rivoluzione.In quel periodo, la religione non era solo fede, ma anche un modo per chiedere giustizia e cambiamento, ma non era l’unica voce: inizialmente a sostenere la Rivolta c’erano anche laici, moderati ed esponenti della sinistra che sono stati epurati successivamente da Khomeini poiché ritenuti indegni.Solo quando il nuovo regime si consolidò, arrivarono regole sempre più rigide e le repressioni del dissenso: la guerra con l’Iraq, 1980-88, è stata la giustificazione per dichiarare lo Stato di emergenza e attuare una forte repressione interna.Oggi, a distanza di quasi 50 anni da quella rivoluzione, il popolo è chiamato ad uno sforzo ancora più importante: ribellarsi contro il proprio credo e la propria fede.E lo devono fare, dopo anni di ristrettezze dovute alle sanzioni, generate dalla politica cieca del regime teocratico, che anziché credere nella convivenza pacifica dei popoli, si sente portatore dell’unica verità che può salvare il mondo dalla corruzione di ciò che definisce come il “Grande Satana”, cioè gli Stati Uniti d’America.La Rivoluzione khomeinista infatti, non ha solo sconvolto gli equilibri interni del Paese, ma ha anche attribuito all’Iran un nuovo ruolo internazionale, sovvertendo le antiche alleanze e generandone altre, forse anche più pericolose o ancor meno rassicuranti.La Rivoluzione ha portato ad esempio Israele ad essere considerato il male da debellare a tutti i costi.Col tempo, l’opposizione a Israele diventa una parte essenziale dell’identità del nuovo Iran.Se per lo Scià, Israele era un alleato per bilanciare rapporti con gli altri paesi circostanti, per Khomeini la lotta contro Israele era una conseguenza necessaria di chi professa fede islamica.Gerusalemme è diventata la Terra Sacra Islamica, occupata dallo stato ebraico in modo ingiusto e, sempre Israele, è considerato un alleato degli Stati Uniti, che permette appunto al Grande Satana di diffondere la propria influenza in Medio Oriente.La lotta anti-israeliana è diventata il punto fondamentale per la propaganda iraniana poiché il leader iraniano dimostra di essere più "coraggioso" dei leader arabi moderati nel contrastare Israele.Si crea così l’asse di resistenza, una rete di alleati come Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza, milizie in Iraq e Siria per circondare Israele.La tensione è diventata tangibile ed estrema a causa delle ambizioni nucleari di Teheran: se Israele teme l'atomica, l'Iran teme i sabotaggi e i raid israeliani.Una volta sconfitto Saddam Hussein in Iraq e stabilizzati i rapporti tra Israele e alcuni paesi arabi, il "nemico comune" è sparito, lasciando Iran e Israele faccia a faccia come i due principali contendenti per il controllo del Medio Oriente.Negli anni il contrasto tra i due stati è diventato sempre più intenso.Israele era minacciato dal “ring of fire” e nel 2018 Trump uscì dagli accordi rispetto al nucleare, così l’Iran, a sua volta, ha ripreso ad arricchire l'uranio in vista di scopi bellici.L'Iran è ormai considerato uno "stato di soglia" poiché potrebbe costruire la bomba in tempi brevissimi, il che spinge Israele a considerare scelte militari estreme.L'Iran si è avvicinato sempre di più a Russia e Cina, mentre Israele cerca di mantenere l'appoggio degli USA e dei paesi arabi moderati che temono l'Iran quanto Israele. Questa è la panoramica dello scacchiere mediorientale, crocevia di destini sospesi, braci ardenti coperte da un velo di polvere che l’uomo dal ciuffo “color di carota” ha spazzato via in un lampo rischiando di appiccare un 'incendio. E ancora una volta il sangue degli innocenti scorre abbondante! Finché il prezzo della sicurezza di un popolo ambisce all'annientamento di un altro, sarà versato sangue innocente: se è vero che l’Iran rappresenta una minaccia in seguito al suo riarmo, si deve considerare il fatto che a sua volta avvertiva il pericolo di una forte intromissione occidentale. Dove la diplomazia fallisce, come nel caso del ritiro dai trattati internazionali o dei veti incrociati all'ONU, il linguaggio militare diventa l’unico possibile, lasciando i deboli, i civili, in balia degli eventi e le perdite in termini di vite umane diventa un “danno collaterale”: il prezzo da pagare per salvaguardare le logiche di sopravvivenza e l’egemonia dei regimi. I conflitti avvengono quindi in centri densamente popolati dove è difficile distinguere i cittadini dai militari e la tragedia dei civili diventa un'arma di propaganda per entrambe le parti, per ottenere consenso internazionale.
Leonardo Pietralunga