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UN PICCOLO GRANDE CUORE

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Questa volta, purtroppo, penso che la professione che, più di ogni altra, dovrebbe tutelare il diritto alla vita si sia rivelata inadeguata, condannando a morte Domenico, un bambino di soli due anni, che il ventitré dicembre scorso, avrebbe invece potuto “rinascere” grazie ad un nuovo cuore. Mi chiedo come abbiano potuto trattare con negligenza un organo così prezioso. So che un cuore non si trova tutti i giorni, soprattutto considerando i criteri, giustamente rigidi, che ne stabiliscono la compatibilità con la persona ricevente. In questo caso, credo che la gestione dell'organo sia stata pessima, sia dal punto di vista degli strumenti utilizzati per la conservazione e il trasporto, sia per la comunicazione inefficace tra il personale incaricato del prelievo a Bolzano e l'équipe medica dell'ospedale di Napoli. Da questa vicenda ho capito ancora meglio la gravità di questi errori: è stato utilizzato un contenitore vecchio invece di quelli più moderni e precisi perché mancava la formazione per usarli e, addirittura, ci si è affidati a un tipo di refrigerante non adatto, il ghiaccio secco, che potrebbe aver danneggiato irreparabilmente il cuore. Questo dimostra una grande superficialità nello svolgere il proprio lavoro. Mi chiedo anche come abbiano potuto espiantare il cuore a Domenico senza aver avuto prima la certezza di un organo sano trapiantabile. Anche se non sono un'esperta questa scelta mi sembra incomprensibile e troppo rischiosa. In fondo, già solo la distanza di oltre 800 km tra i due ospedali, avrebbe dovuto spingere a essere più prudenti. Possibile che un tale rischio non sia stato messo in conto proprio da chi, ogni giorno, sperimenta la fragilità umana? Cosa non ha funzionato davvero? E perché? Un altro aspetto che mi ha colpito è stata la mancanza di comunicazione tra i medici. Alcuni non erano nemmeno stati informati su ciò che stava accadendo. E questo è molto grave perché, in un lavoro di squadra, soprattutto in ambito medico, la comunicazione è fondamentale: senza collaborazione e chiarezza si rischia di commettere errori ancora più gravi. Mi chiedo anche come abbiano potuto temporeggiare su una questione così delicata. Forse temevano di ammettere i propri errori? Oppure speravano di poter rimediare? Mi colpisce molto anche il fatto che la famiglia possa aver appreso la verità dai giornali: secondo me è mancata quella trasparenza che dovrebbe esserci sempre tra medici e familiari. Riflettendo su quanto è successo mi rendo conto anche di quanto sia difficile scegliere quando c'è di mezzo la vita. L’equipe avrebbe potuto tentare un secondo trapianto ma pare che un team nazionale si sia opposto. Da una parte penso che valga sempre la pena tentare, dall’altra capisco che non si poteva rischiare di perdere un altro cuore così raro e prezioso. Deve essere stata una decisione davvero difficile. Ho anche riflettuto sul desiderio di vendetta e sul bisogno di giustizia da parte della famiglia. Penso che sia normale provare rabbia davanti ad una tragedia così grande, ma credo che sia più importante cercare la verità e la giustizia, affinché chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità e soprattutto per evitare che errori simili si ripetano in futuro. Questo dramma mi hai fatto capire anche quanto sia importante la formazione nel lavoro. Non si può mettere a rischio una vita perché non si è preparati a usare strumenti adeguati. Essere competenti e aggiornati è un dovere. Infine questa vicenda mi ha fatto riflettere sull'importanza della donazione. Donare un organo è un gesto di grandissima generosità che può dare una nuova possibilità di vita. Anche la creazione di una fondazione per ricordare Domenico mi sembra un modo importante per trasformare un dolore così grande in qualcosa di positivo e costruttivo. Questa storia mi ha insegnato che bisogna sempre agire con responsabilità, attenzione e rispetto perché ogni azione può avere conseguenze molto gravi. Spero quindi che da questa tragedia si possa imparare qualcosa, non solo per evitare che in futuro accadano ancora errori simili, ma per rafforzare anche la consapevolezza dell'importanza che ogni gesto può assumere per noi e per gli altri.

Camilla Araldi

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